17 Aprile 2026
21:26
Una via a Casale per Sergio Ramelli, Amich (FdI) replica alla minoranza: “La memoria autentica non divide”
CASALE – “La memoria, quando è autentica, non divide: richiama tutti a una responsabilità più alta, quella di difendere sempre la libertà di pensiero e il rispetto della persona“. L’Onorevole di Fratelli d’Italia, Enzo Amich, ha risposto così alla consigliera comunale di Casale Ramona Bruno e a tutta la minoranza di Palazzo San Giorgio, contrarie all’intitolazione di uno spazio pubblico a Sergio Ramelli. Amich ha stigmatizzato le parole dell’opposizione che, a proposito della scelta dedicare un luogo al giovane del Fronte della Gioventù ucciso da alcuni militanti di Avanguardia Operaia, aveva evidenziato un rischio di “contribuire a una normalizzazione di riferimenti che non sono compatibili con i valori fondanti della nostra Repubblica, oltre che simboli strumentalizzabili e potenziali problemi di ordine pubblico”.
“Dire che è divisivo ricordare un ragazzo di diciotto anni, ucciso a colpi di chiave inglese sulla testa, per le proprie idee significa non aver fatto fino in fondo i conti con quella stagione” ha invece sottolineato l’esponente della maggioranza. “Ci sono vicende che, anche a distanza di decenni, continuano a interrogare la coscienza del Paese. Tra queste, quella di Sergio Ramelli: un giovane a cui fu tolta la vita per aver espresso, in un compito scolastico, le proprie convinzioni. In quel tema, Ramelli affrontava il clima di violenza politica di quegli anni, criticando apertamente le Brigate Rosse e la deriva estremista che stava insanguinando l’Italia. Quelle parole, anziché aprire un confronto, divennero un bersaglio: il testo fu esposto pubblicamente e trasformato in una condanna. Ucciso per un tema: una formula tanto semplice quanto brutale, che restituisce tutta la gravità di un’epoca in cui l’odio ideologico arrivò a negare il diritto stesso di parola”.
Secondo l’Onorevole di Fratelli d’Italia “ricordare oggi quella tragedia non significa alimentare divisioni, ma riaffermare un principio fondamentale: la violenza non può mai essere uno strumento di confronto. È proprio su questa consapevolezza che, negli anni successivi, si è costruito un percorso di pacificazione nazionale. Giorgio Almirante rese omaggio alla salma di Enrico Berlinguer, e qualche anno più tardi Giancarlo Pajetta e Nilde Iotti fecero lo stesso alla scomparsa di Almirante. In quei gesti si intravedono con chiarezza i presupposti di un cammino di riconciliazione che avrebbe poi preso forma negli anni successivi: il riconoscimento reciproco, il rispetto dell’avversario, la consapevolezza di appartenere, pur da posizioni diverse, a una medesima comunità nazionale. Quel percorso fu reso possibile anche da una classe dirigente dotata di memoria storica, capace di comprendere fino in fondo le conseguenze dell’odio politico e di farsi carico della responsabilità di superarlo. Oggi, invece, assistiamo troppo spesso a una memoria selettiva, che finisce per attribuire un diverso valore alle vittime, incrinando quel patrimonio comune che dovrebbe unire e non dividere. Ricordare Sergio Ramelli significa allora ribadire un punto fermo: nessuna idea, per quanto distante, può giustificare la violenza. In una democrazia matura, il dissenso si affronta con il confronto, mai con l’annientamento dell’altro”.