11 Maggio 2026
14:32
Garlasco: legale Poggi, “non c’è spazio per concedere revisione Stasi”
GARLASCO – “E’ ancora più rafforzata l’idea che non ci sia spazio perché venga concessa una revisione che deve basarsi non solo su elementi nuovi, ma che vadano a scardinare l’impianto accusatorio che ha retto in giudicato. Qua molti degli elementi sono stati bypassati“. Lo sostiene Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia di Chiara Poggi, nella nuova inchiesta della Procura di Pavia che indaga su Andrea Sempio ed elimina le responsabilità di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per il delitto della fidanzata.
Dalla lettura delle consulenze allegate alla discovery “non emergono realmente elementi che possano sconfessare la sentenza passata in giudicato, non vedo spazio per una revisione, né dalla consulenza medico-legale della dottoressa Cattaneo, né dalla consulenza di Dal Checco dal punto di vista informatico, né dalle consulenze del Ris per quanto riguarda la Bpa“. Per il legale “l’unico tema da esplorare è l’impronta 33″, la traccia che i pm riconducono a Sempio e che la difesa dell’indagato contesta, che la parte civile aveva chiesto di inserire nell’incidente probatorio: “era già in essere la perizia dattiloscopia, sarebbe stato economico in termini di tempo e di costi“.
In attesa che la difesa del condannato depositi la richiesta di revisione, “si sono bypassati i punti centrali della condanna di Stasi: la famosa camminata viene liquidata in una paginetta, non viene trattata minimamente dal Ris di Cagliari né dagli altri consulenti che dovevano confrontarsi semmai con la perizia Testi-Bitelli-Vitturari che all’epoca fecero una perizia geomatica che non viene proprio considerata“.
E l’avvocato della parte civile Tizzoni aggiunge: “È oggettivamente strano e non riesco a capacitarmene di come sia uscita dalla scena la bicicletta nera. Quella bicicletta è lì negli atti, da sempre, anche il giudice Vitelli che assolse Stasi la ritenne importantissima come bicicletta dell’assassino. Non si può immaginare una revisione togliendo quello che non piace e che non torna ma senza spiegarlo come elementi di novità“.
La scarpa rimane un numero 42, “sostanzialmente nessuno l’ha messa in discussione. In un’ipotesi molto lontana per cui questa scarpa potesse andar bene a Sempio, non vuol dire che non va più bene a Stasi. Se parliamo di revisione bisogna dimostrare che quella scarpa non va più bene a Stasi, non metterci dentro chiunque passa“. Inoltre, nella Bpa “non si dà atto che l’assassino abbia chiuso la porta a libro, Stasi lo scopritore dice che ha trovato la porta chiusa. Se il Ris oggi ricostruisce la scena dicendo che la porta è rimasta aperta vuol dire che Stasi ha mentito; il problema è conoscere gli atti, le sentenze” rimarca.
Anche nella consulenza informatica della Procura di Pavia “non ho visto tutti questi riscontri informatici che rafforzerebbero la tesi accusatoria. Nella relazione si dà atto della possibilità che Chiara abbia aperto la cartella ‘militare’ non solo alle 22 (del 12 agosto 2007, la sera prima del delitto, ndr) come abbiamo sostenuto noi, ma addirittura immagina che questo potrebbe essere avvenuto anche successivamente nella serata. Quindi tornando al famoso movente del motivo di litigio (di coppia tra la vittima e Stasi, ndr), nella consulenza si apre anche questa finestra” conclude il legale.