Autore Redazione
sabato
16 Maggio 2026
14:00
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San Michele di Oleggio, la chiesa romanica dagli affreschi bizantini – Piemonte da scoprire

Piemonte da scoprire” è una rubrica a cura di Paolo Ponga
San Michele di Oleggio, la chiesa romanica dagli affreschi bizantini – Piemonte da scoprire

MEZZOMERICO – Il grande poeta persiano Omar Khayyam scrisse che la vita è un viaggio e quindi viaggiare significa vivere due volte. Poche volte ho sentito più vero un aforisma, sia che si trattasse di paesi lontani oppure di cercare meraviglie nascoste nel territorio di casa. Oltre a questo, talvolta capita di muoversi fra i documenti del passato per portare alla luce i segreti celati fra le ombre del tempo: è un altro viaggio nel viaggio, spesso rappresentato da un sentiero irto di difficoltà, strade chiuse e biforcazioni assai poco chiare.

Nella campagna novarese, a nord del capoluogo e poco distante dall’aeroporto della Malpensa, si trova il paese di Oleggio. Abitato all’origine da tribù celto liguri, venne poi edificato stabilmente dai Romani; una delle possibili interpretazioni del nome viene proprio dalla V Legio, la Quinta Legione, da cui derivò il toponimo Veschi usato ancora dagli abitanti e quindi l’italiano Oleggio. Durante il Medioevo la zona fu dominata dai Longobardi e dai Franchi, infine per secoli fu appannaggio dei Conti di Biandrate e quindi di Novara; la presenza di un castello costruito per la difesa dalle scorrerie di Saraceni e Ungari viene citata per la prima volta nel 982. Oggi è un placido comune di 14.000 abitanti dedito alla coltivazione di mais e cereali e all’allevamento di bovini, soprattutto da latte.

Lungo la strada che porta al vicino paese di Mezzomerico si trova il cimitero, all’interno del quale è possibile visitare l’imperdibile Chiesa Romanica di San Michele, ricca di affreschi di stile orientale e di una storia che si perde nei tempi.

San Michele Arcangelo è venerato da tutte e tre le grandi religioni monoteiste; santo combattente contro Satana, sarà colui che squillerà le trombe del Giudizio finale. L’08 maggio 490 il santo apparve a San Lorenzo Maiorano vescovo di Siponto, l’attuale Manfredonia, e gli ordinò di costruire una chiesa nel luogo in cui si trovava una grotta. Questa diventerà il Santuario di San Michele Arcangelo, famosa meta di pellegrinaggi durante tutto il Medioevo. Il suo culto era particolarmente caro ai Longobardi, e diffuso in molte città del nord dove ne divenne il patrono; in Piemonte la chiesa più famosa a lui dedicata è chiaramente la Sacra di San Michele all’ingresso della Val di Susa.

Quella di Oleggio venne costruita durante il periodo longobardo, come confermano gli scavi effettuati nel 2001 che hanno rinvenuto delle tombe del VII secolo con un inusuale orientamento nord-sud, oltre a suppellettili come un puntale di cintura e i frammenti di un pettine. Sopra questa chiesa originale ne venne costruita probabilmente una seconda citata in un documento del 973, a sua volta modificata nella seconda metà dell’XI secolo.

È proprio agli anni 1050-1075 che gli studiosi hanno attribuito l’edificio visibile attualmente: una struttura di tipo basilicale in stile romanico arcaico, molto particolare e differente rispetto ad altri luoghi. Le murature sono costituite da un alternarsi di ciottoli di fiume (il Ticino è assai vicino) e laterizi, che conferiscono all’edificio un particolare effetto cromatico: noterete infatti come i colori predominanti della chiesa siano il bianco ma soprattutto i toni che vanno dall’arancione al rosso acceso. La facciata a salienti fa presumere facilmente la divisione in tre navate, con evidenti asimmetrie e la mancanza di particolari decorazioni tranne gli archetti pensili. L’interno è particolare, scarno ma suggestivo, con la navata centrale decisamente più grande delle laterali ed un presbiterio sopraelevato che si raggiunge dopo una scalinata, e che sovrasta la cripta sottostante, a tre navate, molto semplice.

Chi ama viaggiare e ama l’arte lo fa per le sensazioni e le emozioni che un luogo o un edificio gli donano; dentro San Michele si ha una sensazione di pace che proviene da secoli lontani, e che fa dimenticare il luogo in cui sorge. È strana, a volte sembra storta, mentre la navata centrale è molto luminosa e allo spettatore e invoglia a scoprirne i segreti. Per quanto sia a volte facile notare ciò che è presente, lo è molto di più accorgersi di quello che non c’è ma ci dovrebbe invece essere: in questo caso chi conosce il romanico astigiano si rende presto conto che San Michele non ha la classica rappresentazione della Bibbia dei poveri, il bestiario scolpito nei bassorilievi dei capitelli o all’esterno della chiesa. D’altra parte, possiede però un ciclo pittorico straordinario, che appare di gusto bizantino e che risale proprio al periodo considerato: il terzo quarto dell’XI secolo. Una serie di affreschi straordinari in parte perduti che capita solo raramente di vedere altrove; perché questa differenza così evidente? Quale l’origine dei dipinti?

Il 10 giugno 1054 venne eletto Vescovo di Novara Oddone II, grande viaggiatore per l’epoca. Noto per la sua saggezza, tanto da essere definito Il Prudentissimo, nel 1055 venne inviato dall’Imperatore Enrico III di Franconia a Costantinopoli per un’ambasceria presso l’imperatore bizantino. Giunto in Puglia per poi imbarcarsi per l’Oriente, Oddone ebbe modo di visitare il santuario di Siponto, rimanendone affascinato. Al suo ritorno in Italia, prese con sé alcune maestranze pugliesi affinché abbellissero la chiesa novarese, forse addirittura accompagnate da un maestro greco: ecco il filo conduttore. I lavori proseguirono per diversi anni per poi interrompersi senza arrivare alla fine, forse per la morte di Oddone, sopravvenuta durante il ritorno da un viaggio a Gerusalemme nel 1079.

Chiunque sia stato l’ignoto artefice dei dipinti, una parte del suo capolavoro rimane ancora all’interno di San Michele, con delle immagini che ricordano le icone ortodosse. Sulla controfacciata vi è una grande rappresentazione del Giudizio Universale, in cui si individuano ancora tre rappresentazioni sovrapposte: in alto figure di angeli e santi con la Vergine Maria; in centro gli Apostoli e nel piano sottostante dei dignitari ecclesiastici con dei monaci. A sinistra della porta d’ingresso sono ancora visibili le immagini di tre Patriarchi con le anime dei beati fra le mani, di tipica matrice orientale, mentre i dannati a destra sono ormai scomparsi. Sulla parete laterale destra della controfacciata si può osservare una scena ambientata in città, interpretata come il rinvenimento o la traslazione del corpo di un santo. Sull’abside centrale invece si trova ancora la figura del Cristo Pantocratore, con San Michele insieme ad una schiera di angeli. Più sotto vi sono immagini di difficile lettura, fra cui si intravede l’Arcangelo che guida i Sipontini armati contro i Napoletani. L’abside laterale di destra contiene un affresco di Cristo in maestà entro una mandorla circolare sostenuta da angeli, mentre nell’area sottostante vi sono alcune figure di chierici, dal chiaro sapore bizantino. La qualità globale degli affreschi sembra essere molto alta e fonte d’ispirazione per la pittura lombarda dei periodi a venire.

Oltre a questi, vi sono ancora residui di altri affreschi in buona parte perduti e altri dipinti del Quattro-Cinquecento, di livello decisamente minore, come nel caso della Crocefissione del 1587 posta sopra l’altare.

Dopo l’epoca del vescovo Oddone, San Michele di Oleggio venne menzionata in una bolla di Papa Innocenzo II nel 1132 e continuò a svolgere la sua funzione di pieve e chiesa parrocchiale fino alla costruzione della nuova chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo nel XVI secolo. Venne quindi in parte abbandonata, ma sopravvisse all’incuria del tempo per la sua funzione di chiesa cimiteriale, seppure con vari rimaneggiamenti barocchi. All’inizio del secolo scorso vennero effettuati alcuni interventi mirati al ripristino della struttura originale, durante i quali furono scoperti gli splendidi affreschi medievali; da allora si è continuato a studiare il sito per conoscere appieno la sua affascinante storia.

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