Autore Redazione
venerdì
26 Giugno 2026
17:05
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Cronaca - Alessandria

L’emergenza casa ad Alessandria è molto più che urgente e il Governo non può millantare

L’emergenza casa ad Alessandria è molto più che urgente e il Governo non può millantare

ALESSANDRIA – La situazione casa ad Alessandria è urgente e non può più aspettare. Lo hanno detto Marco Sali, del Sunia Cgil, e Arturo Toson, di Uniat Uil nel convegno di questa mattina in Camera di Commercio ad Alessandria in una tavola rotonda dedicata al tema. L’emergenza abitativa è diffusa e coinvolge persone in difficoltà economica, famiglie monoreddito, giovani, universitari e migranti. L’urgenza del problema emerge dalla presenza di un polo universitario sempre più attrattivo con 1800 persone, un numero dato in aumento e di sicuro non assorbibile dagli studentati in via di progettazione. Ma non solo. A incidere sulla necessità di case anche l’espansione della logistica, settore in continua espansione e che, sebbene aiuti l’occupazione, con l’inflazione in aumento e l’incremento degli affitti, sconta uno scalino tra i salari bassi e i costi legati all’abitazione sempre più alti. In provincia di Alessandria su 5.515 alloggi totali, nel 2025, 299 non erano assegnabili per diverse ragioni, pari al 5,45% del totale. In tutto il Piemonte sono ben 5.000. La morosità incolpevole è 1.346.950 € pari al 28% di quella totale (dati novembre 25).

Tutti questi problemi rischiano di non trovare una soluzione ragionevole e concreta sia nel presente che nel futuro con il  Piano casa nazionale, hanno chiarito i rappresentanti delle parti sociali. Per Arturo Toson e Marco Sali infatti la manovra del Governo è solo un’arma spuntata resa pericolosa da una lunga serie di punti critici. Il primo aspetto grave è l’assenza di risorse adeguate per dare risposte a un’emergenza non più differibile. Non si può sperare, hanno spiegato i sindacalisti, di non mettere risorse fresche di cassa. Pensare poi di “abbandonarsi ai privati e confidare che arrivi qualche soldo dall’alto” non porterà da nessuna parte. “Occorre una progettualità al momento inesistente” così come sono necessari “investimenti reali e non la convinzione che tutto si possa aggiustare con la velocizzazione della parte burocratica, aprendo peraltro a un massiccio ricorso alle nuove costruzioni senza il recupero del vecchio”. Puntare sullo snellimento delle pratiche e dei tempi può essere un approccio sensato ma che espone a rischi di guasti architettonici, snaturamenti urbani e diminuzioni delle garanzie lavorative nei cantieri. “Occorrono risorse fresche e immediate e non slogan populistici”, hanno aggiunto Marco Sali e Arturo Toson, citando l’inasprimento delle iniziative sugli sfratti prevista nella nuova norma sulla velocizzazione che, “se passerà, porterà all’incremento delle persone in mezzo alla strada prima dei 100mila alloggi promessi”. Tutto questo aumentando i casi di persone in difficoltà destinati a diventare problemi dei Comuni dal punto di vista sociale e non solo. Tutto questo in un Paese, l’Italia, estremamente indietro nel rendere concreto un diritto, quello alla casa. Basti pensare che l’Olanda ha il 34.1% del patrimonio abitativo destinato all’housing sociale, seguito dall’Austria, 23.6%, e dalla Danimarca, 21.3%. L’Italia ha solo il 2.4%.

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