Autore Redazione
martedì
4 Agosto 2026
05:55
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Cronaca - Alessandria - Alto Piemonte - Pavia - Provincia di Alessandria - Provincia di Pavia

Padroncini e taxisti sempre più in ginocchio per costi e carburanti: anche ad Alessandria e Pavia

Padroncini e taxisti sempre più in ginocchio per costi e carburanti: anche ad Alessandria e Pavia

ITALIA – Il rincaro dei carburanti è una scure che si abbatte non solo sui cittadini ma anche su chi utilizza i mezzi per lavorare. Lo studio della Cgia di Mestre ha analizzato i costi per i settori interessati dimostrando quanto incidano sui ricavi. Sia Pavia che Alessandria si piazzano nella prima parte della classifica, con una incidenza ben maggiore rispetto alla media nazionale.

Va ricordato che il credito d’imposta da oltre 320 milioni di euro introdotto dall’Esecutivo per alleggerire la componente fiscale del diesel interessa solo il 22 per cento circa dei mezzi pesanti circolanti nel Paese. Secondo l’Ufficio studi della CGIA, dall’inizio del conflitto nel Golfo Persico il prezzo del diesel è salito del 20,9 per cento, ovvero 36 centesimi in più al litro. Il risultato è che oggi fare il pieno a un autocarro sotto le 7,5 tonnellate costa 1.040 euro, 180 euro in più del 27 febbraio scorso: una vera e propria stangata. La benzina, invece, è salita del +19,6 per cento, vale a dire 33 centesimi in più dall’inizio delle ostilità tra USA e Iran.

Tra gli artigiani il conto salato del caro-carburante, purtroppo, non lo stanno pagando solo i padroncini, ma anche i taxisti e gli Ncc: tutte figure che rientrano nella categoria dei “professionisti della strada”, cioè quegli operatori che per legge devono possedere un’abilitazione specifica per guidare i mezzi con cui lavorano. Parliamo di una platea enorme di persone che percorre centinaia di migliaia di chilometri l’anno, di giorno e di notte. A questo elenco, l’Ufficio studi della CGIA ha aggiunto anche gli agenti di commercio, un’altra categoria di partite Iva che passa gran parte della giornata lavorativa al volante, spostandosi da un cliente all’altro. Con lo scoppio della guerra in Medio Oriente, sono proprio questi lavoratori autonomi a risentire più di altri dell’aumento dei prezzi dei carburanti. Un quadro che rende evidente una cosa: le misure prese a livello nazionale, da sole, non bastano. Serve un intervento in particolar modo a livello europeo, che permetta ai singoli Paesi di abbassare in modo stabile e duraturo le imposte sui prodotti energetici, senza mettere a rischio l’equilibrio dei conti pubblici.

In Italia le attività riconducibili ai tre comparti monitorati in questa analisi sono 303.814: di cui 203.742 agenti di commercio, 68.482 autotrasportatori e 31.590 tra taxisti e Ncc. Tra le regioni, la Lombardia guida la classifica con 49.333 attività, seguita dal Lazio con 29.018 e dal Veneto con 28.913 (vedi Tab. 3). Su scala provinciale, invece, il primato spetta alla Città Metropolitana di Roma Capitale, con 22.468 attività. Seguono quelle di Milano (19.374) e di Napoli (15.613). Agli ultimi posti della graduatoria si trovano invece Gorizia con 460 imprese, Aosta con 341 e Isernia con 280. Questi numeri assumono un peso ancora maggiore se, come dicevamo più sopra, vengono letti alla luce dell’attuale impennata dei prezzi del gasolio, che sta mettendo a dura prova la tenuta economica di migliaia di imprese. Per padroncini, taxisti, Ncc, il carburante rappresenta una delle voci di costo più rilevanti del bilancio aziendale, e ogni rincaro si traduce in un’erosione diretta dei margini, già ridotti all’osso dalla concorrenza (spesso praticata da abusivi) e dall’inflazione generale. Anche gli agenti di commercio, costretti a spostamenti quotidiani per l’attività di vendita, risentono pesantemente dell’aumento dei costi di trasferta. Il rischio concreto è che molte di queste attività, distribuite capillarmente su tutto il territorio nazionale non riescano – o meglio ancora, non possono – scaricare i maggiori costi sui prezzi finali, con conseguenze pesanti sull’occupazione e sulla tenuta di una platea di attività che coinvolge oltre 300.000 imprese.

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