5 Settembre 2026
05:38
Piante alpine, aumentano le estinzioni sulle vette europee: lo studio che ha coinvolto l’Università di Pavia
PAVIA – Sulle cime delle montagne europee oggi crescono più specie vegetali rispetto a qualche decennio fa, ma dietro questo apparente aumento della biodiversità si nasconde un fenomeno preoccupante: mentre nuove piante risalgono verso quote sempre più elevate, aumentano anche le specie che scompaiono, soprattutto quelle specializzate negli ecosistemi d’alta quota.
È quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato su Science, al quale ha collaborato il Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia, con un gruppo coordinato dal professor Graziano Rossi. Alla ricerca hanno partecipato anche Simone Orsenigo, Andrea Mondoni, Thomas Abeli, Margherita Toniela, Micol Orengo e Francesco Ferrari. Il lavoro è stato finanziato dal Consiglio europeo della ricerca (ERC) nell’ambito del programma Orizzonte 2020 dell’Unione europea.
Il riscaldamento climatico ha progressivamente ridotto uno dei principali ostacoli alla colonizzazione delle cime: il freddo. Temperature rigide, stagioni vegetative brevi e rischio di gelate rendevano infatti gli ambienti alpini inaccessibili a molte specie. Con l’aumento delle temperature, numerose piante hanno iniziato a spostarsi verso l’alto, facendo crescere il numero complessivo di specie presenti sulle vette.
Allo stesso tempo, però, sono aumentati anche i tassi di scomparsa delle specie già presenti, in particolare di quelle maggiormente adattate alle condizioni delle alte quote.
Gli studiosi hanno analizzato la vegetazione di 62 vette europee, monitorate quattro volte tra il 2001 e il 2022 nell’ambito di GLORIA, iniziativa internazionale dedicata allo studio della biodiversità degli ambienti montani. I dati mostrano che a ogni rilevamento è cresciuta la percentuale di specie non più presenti sulle cime e che il fenomeno è più evidente nelle aree dove il riscaldamento è stato maggiore.
“I dati mostrano chiaramente che le specie erano più soggette a scomparire dalle vette che hanno subito un riscaldamento più intenso”, spiega Johannes Wessely dell’Università di Vienna, primo autore dello studio.
Particolarmente vulnerabili risultano le piante d’alta quota che si trovano già nella fascia più bassa e quindi più calda del proprio areale: un ulteriore aumento delle temperature può metterne maggiormente a rischio la sopravvivenza.
Lo studio richiama inoltre l’attenzione sul cosiddetto “debito di estinzione”. Le specie tipiche delle alte quote sono spesso longeve e resistenti e possono quindi sopravvivere per anni, o persino decenni, dopo l’inizio di cambiamenti ambientali sfavorevoli. La loro scomparsa può manifestarsi molto tempo dopo le cause che l’hanno innescata.
Questo potrebbe spiegare perché negli ultimi decenni sulle montagne sia stato più facile osservare l’arrivo di nuove specie che la perdita di quelle già presenti. I ricercatori hanno infatti rilevato che le estinzioni locali sono precedute da lunghi periodi di declino delle popolazioni.
L’aumento delle scomparse registrato oggi potrebbe quindi essere la conseguenza di trasformazioni climatiche iniziate decenni fa. “Potrebbero indicare che si sta iniziando a ripagare un “debito di estinzione”. Tuttavia, per verificare se questa interpretazione sia corretta sono necessarie ulteriori indagini”, sottolinea Stefan Dullinger dell’Università di Vienna, coordinatore del progetto.