Ex Ilva di Novi Ligure: lunedì i sindacati a confronto con i commissari
ALESSANDRIA – La protesta dei lavoratori dell’ex Ilva di Novi Ligure arriva fino alla Prefettura di Alessandria e porta a un primo risultato: lunedì 19 ottobre i sindacati si confronteranno con i commissari di Acciaierie d’Italia per chiedere chiarimenti sul futuro dello stabilimento novese. Un appuntamento ottenuto grazie all’intervento del prefetto di Alessandria, Alessandra Vinciguerra, che ha contattato direttamente uno dei commissari, e grazie a una protesta che ha portato circa 200 lavoratori e rappresentanti sindacali per le strade di Alessandria. Dopo lo sciopero e l’assemblea di lunedì davanti ai cancelli dello stabilimento di Novi Ligure, la mobilitazione si è spostata nel capoluogo, dove i manifestanti hanno iniziato a radunarsi fin dalle 8 del mattino davanti alla stazione ferroviaria.
Da lì è partito il corteo che ha attraversato le vie del centro, accompagnato da bandiere, slogan e cori. “Novi non si tocca“, “La gente come noi non molla mai” e “Senza lavoro c’è l’agitazione” sono alcune delle frasi scandite lungo il percorso. Una volta raggiunta piazza della Libertà, i lavoratori sono entrati anche nel cortile del Comune di Alessandria, prima di dirigersi verso Palazzo Ghilini, sede della Prefettura. Qui, mentre una delegazione incontrava il prefetto, gli altri hanno atteso all’esterno l’esito del confronto.
Al tavolo in Prefettura hanno partecipato i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm, insieme alle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil e a una delegazione dei lavoratori. Presente anche l’assessore Gian Filippo Casanova, in rappresentanza del Comune di Novi Ligure.
Due le richieste avanzate dai sindacati. La prima, ottenere in tempi brevissimi un incontro con i commissari per capire che cosa accadrà allo stabilimento nei prossimi mesi, soprattutto alla luce delle ultime comunicazioni sul futuro degli impianti. La seconda, arrivare alla stesura di un documento condiviso da presentare al tavolo regionale già fissato per il 21 ottobre a Torino, con l’obiettivo di sollecitare anche un “cambio di passo” da parte della Regione Piemonte nella gestione della vertenza, non soltanto per Novi Ligure ma anche per Racconigi.
“L’incontro è andato bene perché abbiamo portato sostanzialmente due richieste e abbiamo ottenuto una prima risposta“, hanno spiegato i rappresentanti sindacali all’uscita dalla Prefettura. “Oggi sappiamo che ci sarà la cassa integrazione, ma non abbiamo ancora capito come verrà gestita la fase successiva. Vogliamo soprattutto verificare se esistono le condizioni per evitarla“.
L’appuntamento di lunedì rappresenta quindi un primo passo, ma non basta a fermare la mobilitazione. Per lo stabilimento di Novi Ligure restano infatti molte incognite, soprattutto dopo le ultime dichiarazioni dei commissari di Acciaierie d’Italia.
Gli annunci arrivati nelle scorse ore hanno aperto uno spiraglio per gli stabilimenti di Taranto e Genova, dove sarebbero state individuate soluzioni per garantire la continuità produttiva evitando almeno temporaneamente il ricorso alla cassa integrazione, fatta eccezione per il periodo natalizio. Per Novi Ligure, invece, la situazione rimane diversa. I commissari hanno indicato nella difficoltà di reperire coils con caratteristiche adatte alla laminazione uno degli ostacoli principali, ipotizzando di poter trovare soluzioni analoghe entro il primo trimestre del 2027.
Una spiegazione che i sindacati contestano anche sulla base delle indicazioni tecniche fornite dagli stessi lavoratori dello stabilimento. “Noi non siamo figli di nessuno e la nostra mobilitazione vale quanto quella di Taranto e Genova“, hanno ribadito i rappresentanti sindacali, chiedendo risposte immediate sulle prospettive produttive e occupazionali del sito novese.
A preoccupare è anche il ricorso alla cassa integrazione e, in particolare, la modalità con cui verrà corrisposta ai dipendenti. I sindacati vogliono capire se sarà anticipata oppure pagata direttamente dall’Inps, con il rischio, in quest’ultimo caso, di ritardi nell’arrivo degli stipendi.
Per i sindacati la questione Ilva va però “oltre” le risposte immediate sull’attività produttiva. Serve un piano industriale credibile che dia prospettive all’intero gruppo e al settore siderurgico nazionale. La mobilitazione, quindi, continua. Per venerdì 16 ottobre è confermata un’altra giornata di sciopero, con un presidio a Novi Ligure. L’obiettivo è coinvolgere anche la cittadinanza e spiegare quanto sta accadendo allo stabilimento, perché la crisi dell’ex Ilva non riguarda soltanto i dipendenti e le loro famiglie, ma anche il futuro economico e occupazionale dell’intero territorio novese.