24 Ottobre 2026
14:00
Il Lapis Longus di Chivasso: la pietra di 2.500 anni fa usata per umiliare i debitori – Piemonte da scoprire
CHIVASSO – Nei giardini pubblici di piazza d’Armi a Chivasso (TO) è possibile vedere un grosso masso chiuso in una teca. Di cosa si tratta? La sua storia è travagliata e ha origini antichissime.
Si tratta di una stele funeraria alta quattro metri e pesante una tonnellata e mezza, scolpita tra il VII e il VI secolo a.C. dalla popolazione dell’età del Ferro dei Salassi, un ceppo celto-ligure appartenente al gruppo dei Taurisci. Lo gneiss, il suo materiale, è un comune tipo di roccia con cui queste popolazioni pregalliche costruivano monumenti funebri ai personaggi più importanti, probabilmente ai loro re.
La stele, dimenticata nei secoli, venne ritrovata all’inizio del Quattrocento nelle campagne fuori Chivasso e, nel timore che potesse essere stata scolpita dal diavolo, fu posta presso la chiesa di San Michele che doveva fungere alla sua protezione. Di nuovo “perduta” e dimenticata, venne nuovamente ritrovata nel 1499 e fu spostata presso il castello; qui vennero praticati dei fori nella superficie, dove furono fissate delle catene per la punizione dei debitori insolventi, funzione che tenne per circa duecento anni.
Si trattava di una pena derivante dal diritto romano. Al debitore insolvente veniva tolta la dignità, condannandolo alla Pietra del Vituperio, o Pietra dello Scandalo, con la “bonorum cessio culo nudo super lapidem” (cessione dei beni a natiche denudate sopra una pietra). In pratica Il debitore veniva spogliato nella piazza principale della città, esposto al pubblico ludibrio e sbattuto ripetutamente col sedere nudo su di un lastrone di pietra.
Il condannato di fronte alla folla, ai creditori e al magistrato doveva elencare i suoi beni affinché fossero messi a verbale e quindi manifestare la volontà di cederli per ripagare il suo debito gridando “Poiché ho gestito male i miei affari così da non poter soddisfare i miei creditori, io cedo loro tutti i miei beni”. Da questa pratica nacque il famoso detto “finire sul lastrico” per indicare un fallimento finanziario.
Il Lapis Longus, la pietra lunga di Chivasso, fu spostata altre volte, perse la sua funzione penale e fu quindi utilizzata come panchina. Alla fine del secolo scorso ci si rese conto della sua importanza storica e fu rimessa in piedi e posta all’interno di una teca a protezione dai vandali, per l’ennesima volta dimenticata da tutti.
È possibile vedere l’enorme pietra recandosi in Via Torino 82 (la cosiddetta piazza d’Armi) a Chivasso (TO).
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