21 Ottobre 2026
17:40
Ex Ilva, Piemonte e Liguria unite per la ripartenza degli stabilimenti: le cinque richieste al Governo
PIEMONTE – Un piano concreto per la ripartenza degli stabilimenti, maggiori garanzie per i lavoratori e la possibilità di acquistare materie prime anche da fornitori esterni a Taranto. Sono queste le principali richieste emerse dal tavolo congiunto tra Piemonte e Liguria sul futuro dell’ex Ilva, che si è svolto al Grattacielo Piemonte di Torino.
Un confronto al quale hanno partecipato anche i lavoratori arrivati da Novi Ligure per chiedere risposte sul futuro occupazionale e produttivo dello stabilimento novese. Presenti i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm di Alessandria e Genova insieme ai delegati sindacali che seguono una vertenza che continua a destare forte preoccupazione per le conseguenze sull’occupazione e sulla continuità delle attività industriali.
L’incontro, convocato congiuntamente dalle Regioni Piemonte e Liguria, si è concluso con la definizione di un documento unitario articolato in cinque punti, che sarà trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Al centro del confronto il futuro degli stabilimenti di Novi Ligure, Racconigi, Gattinara, Genova Cornigliano e Vado Ligure.
Al tavolo hanno partecipato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, il vicepresidente del Piemonte e assessore al Lavoro Maurizio Marrone, gli assessori regionali Daniela Cameroni ed Enrico Bussalino e, per la Liguria, Alessio Piana e Paolo Ripamonti. Presenti anche il sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere, la sindaca di Genova Silvia Salis, con il vicesindaco Alessandro Terrile, i sindaci di Racconigi e Gattinara, Valerio Oderda e Maria Vittoria Casazza, e i rappresentanti delle Province interessate.
All’incontro sono intervenuti anche i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria e i vertici di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, che hanno illustrato il quadro aggiornato della situazione dello stabilimento di Taranto, in attesa della pronuncia definitiva della Corte di Cassazione, e le prospettive per la ripresa delle lavorazioni a Novi Ligure e Genova. Secondo quanto rappresentato dall’azienda, la ripartenza potrebbe avvenire nel mese di febbraio, alla luce degli approvvigionamenti annunciati dal Governo.
In Piemonte la vertenza ex Ilva coinvolge complessivamente 614 lavoratori, di cui 542 nello stabilimento di Novi Ligure e 72 in quello di Racconigi. Per 585 dipendenti è stato richiesto un nuovo intervento di cassa integrazione, che interessa 515 lavoratori a Novi Ligure e 70 a Racconigi. A questi numeri si aggiunge la situazione della Sanac di Gattinara, che occupa circa 55 persone, 50 delle quali in cassa integrazione. Nonostante sia in corso una trattativa per il rilancio dell’azienda, resta forte la preoccupazione per le ricadute della crisi siderurgica sulle realtà produttive collegate.
In Liguria, nello stabilimento di Genova Cornigliano, il fermo riguarda attualmente 280 dei 917 lavoratori, ma con la nuova richiesta di cassa integrazione il numero dei dipendenti coinvolti potrebbe salire a 870. La capacità produttiva è ferma al 38% del potenziale, con la possibilità di aumentare sensibilmente i volumi attraverso investimenti e interventi manutentivi contenuti. A questo quadro si aggiungono i 193 lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria e i circa 50 dipendenti della Sanac di Vado Ligure, tutti in cassa integrazione.
Cinque i punti condivisi dalle due Regioni per garantire continuità produttiva e tutela dell’occupazione. Il primo riguarda il mantenimento dell’unità del gruppo siderurgico a livello nazionale, che però non dovrà impedire agli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi di rifornirsi di materie prime anche da fonti esterne a Taranto. L’obiettivo è superare eventuali vincoli di esclusività che possano compromettere l’operatività degli impianti.
La seconda richiesta è la predisposizione di un piano operativo di ordini e acquisti per gli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi, da illustrare alle amministrazioni regionali e comunali interessate. Un documento che dovrà dimostrare concretamente la sostenibilità degli approvvigionamenti, sia attraverso le forniture provenienti da Taranto sia attraverso il ricorso a fornitori esterni, offrendo una prospettiva di continuità alle lavorazioni.
Il terzo punto riguarda le tutele occupazionali. Piemonte e Liguria chiedono che anche ai lavoratori dell’indotto dei rispettivi territori siano garantite le stesse misure di sostegno previste in Puglia. Una richiesta di parità di trattamento per evitare differenze nelle garanzie riconosciute ai dipendenti delle aziende coinvolte nella crisi dell’ex Ilva.
Particolare attenzione è stata riservata anche alla continuità del reddito dei lavoratori in cassa integrazione. Le Regioni Piemonte e Liguria si sono dichiarate pronte ad attivare da subito, in caso di necessità, un meccanismo di anticipazione della cassa integrazione, per consentire ai dipendenti di ricevere tempestivamente le somme spettanti. L’obiettivo è evitare che eventuali ritardi nell’erogazione degli ammortizzatori sociali possano lasciare le famiglie senza reddito anche per un solo mese.
Il quinto e ultimo punto prevede infine di rendere permanente il tavolo congiunto Piemonte-Liguria, che continuerà a riunirsi per tutta la durata della crisi, fino all’individuazione di una nuova proprietà. Un confronto costante tra istituzioni, rappresentanze sindacali e territori interessati per seguire l’evoluzione della situazione industriale e occupazionale.
Il documento condiviso sarà ora trasmesso al Governo, al quale le due Regioni chiedono risposte concrete per garantire la continuità produttiva degli stabilimenti e preservare le prospettive industriali dei territori coinvolti.