Autore Redazione
giovedì
5 Novembre 2026
05:30
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Cronaca - Lombardia - Piemonte

Morti sul lavoro, altre 137 vittime tra Piemonte e Lombardia. Vercelli maglia nera per rischio, Lombardia prima per decessi

Morti sul lavoro, altre 137 vittime tra Piemonte e Lombardia. Vercelli maglia nera per rischio, Lombardia prima per decessi

PIEMONTE /LOMBARDIA – Continua ad aggravarsi il bilancio delle morti sul lavoro in Italia e i dati relativi ai primi nove mesi del 2026 restituiscono un quadro preoccupante anche per Piemonte e Lombardia. Nelle due regioni si contano complessivamente 137 vittime durante l’attività lavorativa: 53 in Piemonte e 84 in Lombardia. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, elaborato sulla base dei dati Inail e aggiornato al 30 settembre 2026.

A livello nazionale, tra gennaio e settembre, sono 823 le persone che hanno perso la vita, comprese quelle decedute durante il tragitto casa-lavoro. Si tratta di 39 vittime in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con un incremento del 5%.

Piemonte in zona arancione, Vercelli prima in Italia per incidenza di mortalità

Il Piemonte si colloca nella fascia arancione di rischio, con un’incidenza di mortalità superiore alla media nazionale di 24,7 decessi ogni milione di occupati. A destare particolare preoccupazione è la situazione della provincia di Vercelli, prima in Italia per incidenza di infortuni mortali, con 86 decessi ogni milione di lavoratori, un valore oltre tre volte superiore alla media nazionale. Nei primi nove mesi dell’anno sono state 6 le vittime nel Vercellese, ma è il rapporto tra il numero dei decessi e quello degli occupati a collocare la provincia al vertice della graduatoria nazionale.

Critica anche la situazione di Cuneo, dove si registrano 11 morti sul lavoro e un’incidenza di 40,6 decessi ogni milione di occupati, che colloca la provincia al 16° posto in Italia. Seguono Asti, con 3 vittime e un’incidenza di 32,5, e Alessandria, con 5 decessi e un indice di 28, rispettivamente al 31° e al 37° posto nazionale.
È però Torino la provincia piemontese con il maggior numero di vittime in termini assoluti: 26 morti sul lavoro nei primi nove mesi del 2026. Il capoluogo si colloca al 39° posto nazionale per incidenza, con 27,4 decessi ogni milione di occupati.
Più contenuti i numeri nel Novarese, dove si registrano 2 vittime e un’incidenza di 12,4. Nessun decesso in occasione di lavoro risulta invece nelle province di Biella e del Verbano-Cusio-Ossola.
Nel complesso, Vercelli, Cuneo e Asti rientrano nella fascia rossa di rischio, mentre Alessandria e Torino sono in fascia arancione. Novara, Biella e Verbano-Cusio-Ossola si collocano invece nella fascia bianca.

Lombardia prima in Italia per numero di vittime, ma in fascia bianca per rischio

La Lombardia registra il maggior numero di morti in occasione di lavoro in Italia, con 84 decessi nei primi nove mesi del 2026. Un dato che colloca la regione davanti a Campania, con 60 vittime, Veneto con 58, Sicilia con 55 e Piemonte con 53.
Nonostante il primato nazionale per numero assoluto di decessi, la Lombardia rientra nella fascia bianca della classificazione elaborata dall’Osservatorio Vega, quella che comprende le regioni con un’incidenza di mortalità inferiore al 75% della media nazionale.
Una differenza che si spiega con il metodo utilizzato per misurare il rischio: non viene considerato soltanto il numero delle vittime, ma il rapporto tra i decessi e la popolazione occupata.

In Italia aumentano le vittime tra donne e stranieri

Il quadro nazionale continua a mostrare segnali negativi. Delle 823 vittime registrate nei primi nove mesi del 2026, 595 hanno perso la vita durante l’attività lavorativa, con un incremento del 3,5% rispetto al 2025, mentre 228 sono morte in itinere, cioè durante gli spostamenti tra casa e lavoro, con un aumento del 9,1%.

Le regioni con il rischio di mortalità più elevato si concentrano nel Mezzogiorno: Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania sono le quattro regioni classificate in zona rossa, con un’incidenza superiore del 25% alla media nazionale.

Particolarmente preoccupante è l’aumento delle vittime tra le donne. Nei primi nove mesi dell’anno sono morte 76 lavoratrici, l’11,8% in più rispetto al 2025. Di queste, 43 hanno perso la vita durante l’attività lavorativa, con un incremento del 30,3%, mentre 33 sono decedute durante il tragitto casa-lavoro.
Ancora più marcato l’aumento dei decessi tra i lavoratori stranieri, passati da 171 a 221 in un anno, con una crescita del 29,2%. Il rischio di mortalità per questa categoria risulta oltre tre volte superiore rispetto a quello dei lavoratori italiani: 61,5 decessi ogni milione di occupati contro 20,3.

Costruzioni, trasporti e manifattura i settori più colpiti

L’analisi dell’Osservatorio Vega evidenzia come il settore delle Costruzioni sia quello con il maggior numero di infortuni mortali, con 101 vittime nei primi nove mesi del 2026. Seguono Trasporto e Magazzinaggio, con 80 decessi, e Attività Manifatturiere, con 73.
Anche l’età rappresenta un fattore importante. Gli ultrasessantacinquenni risultano i lavoratori più esposti in rapporto alla popolazione occupata, con un’incidenza di 85,4 decessi ogni milione. In termini assoluti, invece, la fascia più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni, con 208 vittime.
Crescono inoltre le denunce di infortunio, che tra gennaio e settembre hanno raggiunto quota 457.879, il 5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il maggior numero di segnalazioni riguarda le attività manifatturiere, con oltre 52 mila denunce, seguite da sanità, costruzioni, commercio e trasporti.

Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, richiama l’attenzione sull’aumento delle vittime e sulle differenze che emergono tra territori e categorie di lavoratori.
“Il bilancio delle vittime sul lavoro in Italia continua ad aggravarsi: nei primi nove mesi del 2026 sono 823 i decessi, 39 in più rispetto allo stesso periodo del 2025″», sottolinea Rossato.

Il presidente dell’Osservatorio evidenzia soprattutto la maggiore esposizione al rischio dei lavoratori stranieri e l’incremento della mortalità femminile.
“Le marcate differenze che emergono in alcune aree del Paese e tra specifiche categorie rappresentano un segnale che non può essere ignorato e che richiede un’attenzione sempre maggiore da parte delle istituzioni e di tutti i soggetti coinvolti nella tutela della sicurezza sul lavoro“.

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