BOSIO – Verrà celebrato domenica 8 aprile il 74° anniversario dell’eccidio della Benedicta.  La celebrazione inizierà alle 9.30 con la deposizione delle corone,  a seguire corteo dal sacrario al cortile della Benedicta, il saluto del Sindaco del comune di Bosio Stefano Persano e la celebrazione della Messa. Nel corso della mattinata sono previsti i saluti da parte del presidente associazione “Memoria della Benedicta” Gian Piero Armano, del vicepresidente del consiglio regionale del Piemonte Nino Boeti e del presidente della Provincia di Alessandria Gianfranco Baldi.

Quest’anno l’orazione ufficiale verrà tenuta da Don Luigi Ciotti fondatore e presidente della  associazione “Libera”.  Al termine della orazione intervento delle associazioni partigiane. “Un vero testimone di resistenza” ha sottolineato su Radio Gold il presidente dell’Associazione Memoria della Benedicta Gian Piero Armano “Don Ciotti continua oggi la battaglia portata avanti dai partigiani, contro chi ci impedisce di vivere liberi e secondo giustizia. La giornata di domenica non sarà solo di commemorazione ma rappresenta una proposta di riflessione.”

Nel corso della manifestazione si esibirà la banda musicale di Cassine. Dalle 14, sarà possibile effettuare il Sentiero della Pace, accompagnati da un guardiaparco.

Presenti anche gli alunni della scuola Angelo Custode di Alessandria, insieme a una delegazione dei genitori. “La direttrice, suor Gianna, è proprio originaria di Bosio e ha accettato con piacere di partecipare con i tanti studenti” ha aggiunto il presidente Armano.

Il 7 aprile 1944 ingenti forze nazifasciste circondarono la Benedicta e le altre cascine dove erano dislocati i partigiani e colpirono duramente i giovani, spesso impossibilitati a difendersi per la mancanza di un adeguato armamento e di esperienza militare. Il rastrellamento proseguì per tutto il giorno e nella notte successiva. Molti partigiani, sfruttando la conoscenza del territorio, riuscirono a filtrare tra le maglie del rastrellamento, ma per centinaia di loro compagni non ci fu scampo.

In diverse fasi i nazifascisti fucilarono 147 partigiani, altri caddero in combattimento; altri partigiani, fatti prigionieri, furono poi fucilati, il 19 maggio, al Passo del Turchino.
Altri 400 partigiani furono catturati e avviati alla deportazione (quasi tutti a Mauthausen), ma 200 di loro riuscirono fortunosamente a fuggire, mentre i loro compagni lasciarono la vita nei campi di concentramento.

Il rastrellamento della Benedicta, che nelle intenzioni dei nazisti e dei fascisti avrebbe dovuto fare terra bruciata intorno alla resistenza, non riuscì tuttavia a piegare lo spirito popolare. Anzi, proprio dalle ceneri della Benedicta il movimento partigiano, dopo aver avviato una riflessione anche spietata sugli errori compiuti, riuscì a riprendere vigore: la divisione “Mingo”, attiva nell’ovadese, ebbe tra i suoi promotori proprio alcuni degli scampati alla Benedicta. Altri partigiani continuarono la loro esperienza in formazioni della Val Borbera e in altre divisioni partigiane dell’appennino alessandrino.

Nel 1996 il Presidente della Repubblica ha conferito alla Provincia di Alessandria la medaglia d’oro al valore militare per l’attività partigiana, con una motivazione che fa espresso riferimento all’eccicio della Benedicta come evento emblematico della Resistenza del nostro territorio.