adv-101

ALESSANDRIA – In tempo di limitazioni e restrizioni bisogna fare molta attenzione alla giustizia fai da te. In questo periodo di quarantena forzata sono aumentate infatti le delazioni e le segnalazioni nei confronti di chi viola le misure restrittive imposte dal Governo. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria legata al coronavirus si sono moltiplicati sui social network i gruppi e i singoli profili social che denunciano attraverso fotografie o addirittura video chi starebbe – a loro dire o effettivamente – violando le regole. Ma attenzione, perché questa pratica potrebbe avere conseguenze gravi a livello penale. Questo perché, per la legge italiana, non è consentito pubblicare dati personali neppure per denunciare presunti illeciti.

Ma cosa rischia chi si ostina a fare lo sceriffo da tastiera? Prima di tutto un eventuale risarcimento in sede civile. A questo si aggiunge il rischio di dover rispondere del reato di diffamazione aggravata se la fotografia viene accompagnata da post che etichettano come trasgressori delle restrizioni per limitare la diffusione del coronavirus. Questo perché non non sappiamo il reale motivo che ha spinto una persona a uscire di casa, mettersi in macchina o correre attorno all’isolato. Bisogna ricordare che tutto ciò che identifica una persona fisica è un dato personale che non può essere divulgato senza il consenso dell’interessato.

Chi è stato fotografato e postato sui social, o ha visto la propria immagine venir diffusa attraverso altri mezzi, può ricorrere alla querela. Per quanto riguarda i vari Facebook e Instagram per alcune Procure anche chi mette un like è passibile di diffamazione e dover risarcire il querelante. Rimane il fatto che le segnalazioni possono essere fatte ma unicamente alle autorità competenti che poi faranno le valutazioni del caso e decideranno se intervenire o meno.

adv-80