Autore Redazione
venerdì
13 Gennaio 2023
10:02
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Cronaca - Alessandria

Gettonisti strapagati e sanità pubblica “in difesa”: così i cittadini rischiano di essere sempre più fragili

Gettonisti strapagati e sanità pubblica “in difesa”: così i cittadini rischiano di essere sempre più fragili

PROVINCIA DI ALESSANDRIA – La situazione nei pronto soccorso della provincia di Alessandria è esplosiva. I fatti di cronaca di questi giorni sono, almeno in parte, il risultato di uno scenario che riassume problemi organizzativi, carenze e difficoltà contingenti. La soluzione adottata dalle strutture per risolvere tutti i nodi è quella dei “gettonisti“, figure cui si ricorre in maniera sempre più massiccia per sopperire alla mancanza di personale. Le ferie arretrate, la necessità di garantire i riposi per festività, notti e weekend amplificano infatti la necessità di avere dei ‘supplenti’ e quindi figure professionali esterne.

I gettonisti arrivano nella maggior parte dei casi da regioni differenti e questo è già un primo problema perché la presenza saltuaria o comunque non continuativa, da altre realtà, rende meno efficiente il lavoro svolto da queste figure. Le macchine utilizzate, per esempio, sono diverse e il gettonista in diversi casi non è in grado di gestire da solo alcune attrezzature perciò deve essere assistito da qualcuno. Banalmente inoltre le procedure di ogni singola azienda sono differenti dalla struttura di provenienza (ad es. gli applicativi dell’AslAl sono diversi da quelli dell’Aso) con le conseguenti lungaggini o difficoltà nell’assistenza ai pazienti. La gravità della situazione è misurabile nei periodi in cui il gettonista è l’unico responsabile del reparto. Nei momenti in cui le decisioni sono immediate basta infatti una minima titubanza per mettere a repentaglio le condizioni dei pazienti. E questo è ancora più evidente quando il medico che integra il personale si trova a operare in una struttura che non appartiene al suo ramo di specializzazione, per esempio un medico ginecologo chiamato in in un pronto soccorso.

Ad aggravare questo scenario già fragile c’è poi una sperequazione di trattamento all’interno delle strutture. Il personale dipendente infatti, esposto quasi quotidianamente a rischi e responsabilità, guadagna infinitamente meno rispetto ai gettonisti che, per le ragioni esposte, tendono ad applicare una sanità “di difesa”, prudente e con rischi e assunzioni di decisioni ridotte al minimo. La qualità del servizio proposto, e qui sta l’altro paradosso, è che il gettonista però riceve molto di più dei suoi colleghi in organico effettivo: circa 100 euro lordi all’ora. Questo vuol dire che al pronto soccorso, per una notte, che prevede 12 ore di lavoro, la retribuzione è di 1.200 euro più l’indennità notturna. In pochi giorni quindi queste figure riescono a guadagnare una retribuzione mensile di un medico dipendente. Una situazione assurda che peraltro induce potenzialmente anche a svuotare la sanità pubblica a beneficio di quella privata rischiando, in prospettiva, di gravare sulle tasche dei cittadini.

Legittimo dunque chiedersi perché la sanità pubblica debba ricorrere a queste figure se più costose e con i rischi di un servizio più esposto a conseguenze pericolose. Il tema è che da tempo il settore vive una carenza di organico imponente. L’emergenza covid ha spossato la categoria dei medici e degli infermieri. Molti hanno chiesto il part time e questo ha creato un buco importante, inoltre molti professionisti invece sono passati dal pubblico al privato per guadagnare di più. In tutta Italia inoltre c’è una carenza di medici di circa 1.500 unità annue, situazione ben conosciuta da tempo ma mai affrontata con la giusta programmazione. La previsione è di tornare a regime nel giro di 5-6 anni ma con tutti i problemi visti, che rischiano di sfasciare ogni cosa prima di arrivare al traguardo.

Alla luce di tutto questo complessivamente la situazione della sanità pubblica, almeno in provincia e in Piemonte, rischia seriamente di fornire un assist definitivo al privato e in tutto questo l’ultimo anello della catena sono i cittadini, sempre più vicini a un conto salatissimo da pagare.

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