15 Maggio 2026
10:30
Sul seme del male. Recensione di C.A.T.T.I.V.O a Genius Loci
VALENZA – Un’analisi della cattiveria, della sua radice innata, delle sue motivazioni o della sua gratuità. Ha uno stile spiazzante, “C.A.T.T.I.V.O”, lo spettacolo del Gruppo Kapushka, presentato ieri 14 maggio al Teatro Sociale di Valenza, e ondeggia tra riflessione morale e gioco. E’ stato il secondo appuntamento della minirassegna Genius Loci, che valorizza i talenti locali e che proseguirà giovedì 21 maggio con Debora Zuin in “SENSO” di Camillo Boito.
C.A.T.T.I.V.O è un titolo programmatico, ma è anche un acronimo di “Cose Apparentemente Trascurabili Trasformate In Vicende Orribili”, perché la cattiveria non si incarna necessariamente in azioni plateali, ma serpeggia nelle grettezze e nei piccoli, riprovevoli gesti. L’attore alessandrino Michele Puleio, Michele Scarcella e Antonio Careddu partono dal peccato originale, quello compiuto sui banchi di scuola, per arrivare ai tradimenti in età adulta e all’aperta violenza in un collage, appunto peccaminoso, frutto di un lavoro di ricerca condotto con gruppi di diverse età ed estrazioni.
Il furto del pupazzetto del pesciolino Nemo ad un compagno di classe molto più povero è l’inizio del male, ma ne è anche la palese e onirica immagine finale. Sarà un pesciolone sospeso nel vuoto, enorme, parlante e dotato di un distorto senso dell’umorismo, a rappresentare quel filo malvagio che collega il dispetto gratuito, l’abuso di potere e la violenza.
All’interno di questa parentesi, i tre protagonisti cambiano registro, rappresentano piccole e grandi sopraffazioni, bandiscono una gara di malvagità con tanto di patrocinio dell’efferatezza delle azioni prese in esame. Il tono è caustico e brillante, destabilizza per la sua crudezza, mentre i ragionamenti tagliano come un bisturi. Puleio, Scarcella e Careddu sono volti dell’individualismo egoista e perfido. Temporaneamente soci nell’indagine sul seme del male, ma mai amici.
Il seme del male germina nell’infanzia e, innato o meno, certamente può essere coltivato. Sono al contempo divertenti ed inquietanti le voci infantili registrate che parlano di videogiochi violentissimi e discutono su quale sia il loro “cattivo preferito”. I discorsi dei bambini doppiano l’interpretazione dei tre protagonisti, con un effetto ironico e un po’ sinistro. Decisamente si sorride, ma è evidente la morale distorta e sempre più totalizzante del mondo virtuale vissuto così intensamente dai giovanissimi.
Dunque l’interrogativo sul principio primo della malvagità, ma anche una riflessione in forma di dialettica brillante sul peso specifico del male. Sono sottili i ragionamenti circa la cattiveria insita in un’azione crudele compiuta per il gusto di nuocere (la cosiddetta “buccia di banana”) o nella plateale strage, motivata da ideali, seppur deviati. Il filo crudele della drammaturgia trova il climax in un apice di tensione violenta tra i tre non-amici, per poi sciogliersi in un finale non risolutivo con l’allegoria del pesciolone (non più -ino) Nemo che riemerge dall’infanzia e pare un oracolo beffardo che tutto sa, tutto ricorda, ma nulla chiarisce.
“Cose Apparentemente Trascurabili Trasformate In Vicende Orribili” è cattivo, lucido e chirurgico come il titolo promette e apre ad una prospettiva ampia, che comprende età e possibilità diverse. In fondo “dalle sciocchezze ai disastri della guerra non c’è molta distanza”, dice Max Aub, e tutto ciò è attraversato dalla sostanza della cattiveria.