Autore Redazione
domenica
28 Giugno 2026
18:00
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Cronaca - Liguria - Piemonte - Provincia di Alessandria

Caldo, afa e aria ferma: quando volevano spianare il Turchino per far respirare la Pianura Padana

Caldo, afa e aria ferma: quando volevano spianare il Turchino per far respirare la Pianura Padana

PIEMONTE/LIGURIA – In questi giorni di caldo intenso, con l’afa che rende pesante anche respirare e l’aria che sembra non muoversi mai, la Pianura Padana torna a mostrare una delle sue caratteristiche più note: è un territorio dove l’aria fatica a ricambiarsi. Una condizione che si avverte d’estate, quando il caldo resta intrappolato tra città, asfalto e alta pressione, ma che pesa ancora di più nei mesi invernali, quando smog e polveri sottili si accumulano vicino al suolo.

Proprio da questa difficoltà, quasi 50 anni fa, nacque una delle proposte più curiose e discusse della televisione italiana: spianare il Passo del Turchino per far entrare nella Pianura Padana l’aria del Mar Ligure.

Era il 1978 quando, durante una puntata di Portobello, il programma condotto da Enzo Tortora, un tranviere milanese presentò un’idea tanto semplice quanto clamorosa: abbassare il valico tra Piemonte e Liguria per aprire una sorta di corridoio naturale verso il mare. L’obiettivo era favorire l’arrivo della brezza marina e migliorare il ricambio d’aria nella Val Padana, dove nebbia e inquinamento restavano spesso bloccati.

L’idea, oggi, fa sorridere. Immaginare di “spianare” una montagna per risolvere il problema dell’aria ferma sembra più una provocazione che un progetto realizzabile. Eppure quella proposta partiva da un’intuizione reale: la Pianura Padana è davvero una sorta di grande catino naturale.

A nord e a ovest ci sono le Alpi, a sud gli Appennini, mentre a est l’apertura verso l’Adriatico non sempre basta a garantire una ventilazione efficace. In condizioni di alta pressione e scarsa circolazione, l’aria resta ferma e gli inquinanti prodotti da traffico, riscaldamenti, industrie e allevamenti tendono ad accumularsi.

Il fenomeno diventa particolarmente evidente in inverno, quando può formarsi l’inversione termica. In condizioni normali l’aria più calda vicino al suolo sale e favorisce il rimescolamento degli strati atmosferici. Con l’inversione termica, invece, accade il contrario: l’aria fredda resta schiacciata vicino al terreno e sopra si forma uno strato più caldo che funziona come un coperchio. Il risultato è che smog e polveri sottili faticano a disperdersi.

In estate il meccanismo è diverso, ma la sensazione è familiare: caldo, afa, alta pressione e poca ventilazione possono rendere l’aria pesante, soprattutto nelle aree urbane e nella grande pianura del Nord Italia.

Perché, allora, non sarebbe bastato aprire un varco nel Turchino? La risposta è meno spettacolare della proposta. Un singolo passaggio tra le montagne sarebbe stato troppo piccolo rispetto all’enorme volume d’aria della Pianura Padana. Inoltre il vento non si crea con una ruspa: per far muovere masse d’aria servono differenze di pressione e condizioni meteorologiche favorevoli. Se l’alta pressione domina su tutto il Nord Italia, l’aria del mare non entra semplicemente perché un valico è stato abbassato.

C’è poi un altro punto fondamentale: il problema non è solo orizzontale, ma anche verticale. Gli inquinanti non devono soltanto spostarsi da una zona all’altra, devono riuscire a disperdersi verso l’alto. Se l’atmosfera è stabile e il “coperchio” dell’inversione termica resta al suo posto, il ricambio d’aria rimane comunque limitato.

La storia del Turchino resta quindi una curiosità affascinante, ma anche un modo efficace per capire un problema molto attuale. La Pianura Padana non soffre solo perché produce molte emissioni: soffre anche perché, per la sua forma e per le sue condizioni meteo, spesso trattiene l’aria che respiriamo.

La soluzione vera, come ricordano da anni gli enti ambientali, non è spianare montagne ma ridurre le emissioni dentro il bacino padano: meno traffico, trasporti più sostenibili, edifici più efficienti, riscaldamenti meno inquinanti e interventi anche sul comparto agricolo e zootecnico.

La proposta di far entrare il mare in Pianura Padana è rimasta nella storia della tv. Il problema che provava a raccontare, invece, è ancora qui: quando l’aria non si muove, caldo, afa e smog diventano parte dello stesso grande tema ambientale del Nord Italia.

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