1 Agosto 2026
12:30
Nutrire la “Pasta madre”. Recensione di Stivalaccio Teatro a Paesaggi e Oltre
CASTAGNOLE DELLE LANZE – Il pane appartiene alla storia, in quanto cibo di sempre, ma soprattutto alle piccole storie, che, come le briciole, “insieme fanno una ciriola” (una forma di pane laziale). Ed è una piccola storia all’interno di grandi eventi che Sara Allevi di Stivalaccio Teatro ha interpretato in “Pasta madre”, una storia che appartiene ad un momento preciso, ma sembra riproporsi senza fine, con “vecchie promesse per nuovi dittatori”.
Lo spettacolo è stato presentato ieri 31 luglio al Festival “Paesaggi e Oltre/LANDSCAPES AND BEYOND . Teatro e musica d’estate nelle terre dell’UNESCO” promosso dalla Comunità Collinare Tra Langa e Monferrato con la direzione artistica e organizzativa di Massimo Barbero con Agnese Falcarin del Teatro degli Acerbi. Un ritorno atteso quello di Stivalaccio Teatro, compagnia amatissima dal pubblico di Paesaggi e dallo stile inconfondibile sia nel reinterpretare la commedia dell’arte sia, come in questo caso, nel dare nuova e originale vita ad ogni forma di teatro popolare.
Sara Allevi, diretta da Michele Mori, attinge ai ricordi d’infanzia della nonna Fernanda, ripercorrendo il ventennio fascista e il terribile periodo dell’occupazione tedesca in una Roma città aperta bersagliata dalle bombe alleate. Racconta dei giochi con la “banda delle ribelli di Monte Sacro” (dal nome del quartiere romano) e osserva con lo sguardo di bambina tutto ciò che accade nel piccolo mondo del forno di via Verna, di proprietà della sua famiglia.
Il testo, della stessa Allevi con la consulenza drammaturgica di Diego Dalla Via e quella artistica di Elisabetta Granara, si cala nella realtà di quartiere e si allarga ad una carrellata di fatti storici dall’esito catastrofico. Attraversa la retorica del regime, l’irreggimentazione militare fin dall’infanzia con le categorie dei piccoli e delle piccole italiane, il nefasto discorso dal balcone di Palazzo Venezia e le campagne militari descritte con toni baldanzosi e poi terminate in sconfitte sanguinose. Tutto scorre sulle note del Trio Lescano e su una godibilissima gestualità, una sorta di coreografia buffa su vicende tragiche, che dà forma allo sconcerto e alla disillusione.
E’ storia ben nota, ma è anche fiaba che emerge dalla polvere magica della farina che man mano ricopre la scena (di Matteo Pozzobon), popolata di pagnotte, sacchi, un tavolo da lavoro e principalmente da ciò che serve per fare il pane: “farina, acqua, sale e pasta madre”. Fernanda continuerà negli anni a tramandare la ricetta della pasta madre e ad impastare per tenerla viva. Così terrà viva la memoria di una tragedia entrata a forza nella sua vita di bambina, testimone di un tragico assalto per fame delle donne romane al forno della madre, requisito dai tedeschi.
Ma “Pasta madre” non è un resoconto storico, il suo registro cuce popolarità e sogno, in una dimensione che ricalca il ricordo ormai anziano di un pensiero infantile. La sua forma è quella della cadenza romana, del battibecco tra “sore” di quartiere, dei giochi della banda di Monte Sacro, in un forno, vicino alla sede della GIL, la cui serranda si alzava tutti i giorni alle 7.30 al suono dell’alzabandiera. La fiaba irrompe tra il pulviscolo farinoso con il teatro di figura e con delle splendide maschere forgiate dalla stessa Allevi sulle fattezze della nonna prima bambina e poi anziana. Sono per la precisione marionette ibride (anche se non hanno fili), perché permettono di utilizzare parti del corpo al fine di caratterizzare i personaggi e sono straordinariamente realistiche nei tratti e negli occhi.
E’ con la maschera di Fernanda bambina che Allevi si nasconde nel forno con le amiche, rubacchia poche briciole e assiste alla grande storia che irrompe nel suo piccolo mondo. Infine, col volto di marionetta anziana, voce mutata dagli anni e la memoria vacillante, continua a tenere viva la pasta madre nel forno di via Verna. Continua a raccontare, sempre più assistita nei ricordi dalla nipote, e a tramandare la ricetta del pane con amore e perseveranza.
Sara Allevi abita la scena con una vitalità e una precisione che fanno scordare di essere di fronte ad un monologo. Utilizza maschere intagliate nel pane per interpretare dialoghi di donne del quartiere, mette a confronto slogan di regime, indifferenza o scetticismo malamente mascherato con una vena ironica e popolaresca. Apre a momenti di comicità tenera come i suoi protagonisti, come quello del racconto della vestizione rocambolesca del nonno, del tutto disinteressato al discorso del duce, per recarsi come tutti, quel 10 giugno 1940, a Piazza Venezia. Infine cuce in una trama un po’ sognante, ma che sa di una realtà che ritorna inesorabile, una storia piccola e immensa, che si perpetua nel “rito quotidiano del presente”. Il tappeto sonoro e le musiche che la accompagnano (di Giovanni Frison) sono un ponte tra crudezza e immaginifico, passato e presente, un ingrediente discreto, semplice e imprescindibile come il sale per il pane.
La “Pasta madre” deve essere nutrita, come la memoria, come una radice che, pur nascosta, continua a generare. E Stivalaccio Teatro ancora una volta ha creato, con ingredienti tradizionali (gestualità popolare, cadenza dialettale, teatro di figura…) un lavoro non solo impeccabile, ma nuovo, scoppiettante, fluido nel passare dal sogno al dramma, alla rappresentazione al limite del grottesco. Insomma, un lavoro dove l’artigianalità e la ricerca diventano arte e il Teatro si fa grande.
I prossimi appuntamenti di Paesaggi e Oltre saranno lunedì 3 agosto a Montegrosso d’Asti con lo spettacolo “Attacchi di swing” di e con Alessandro Mori e Corrado Caruana del Teatro Necessario e mercoledì 5 agosto a Coazzolo con il narratore Alberto Pagliarino nello spettacolo “Food box.Il mondo del cibo in 25 scatole”. Il programma sul sito del Teatro degli Acerbi