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Lo spigolo del Moccagatta e la città di Alessandria nelle vignette di BORT che facevano ridere l’Italia

ALESSANDRIA – C’è uno spigolo di uno stadio che ritorna. Non è il protagonista della vignetta, non occupa il centro della scena e forse, a uno sguardo distratto, nemmeno si nota. Sta lì, sullo sfondo. Eppure quello spigolo racconta molto di Mario Bortolato, per tutti semplicemente BORT.

Cristoforo Moretti, curatore della mostra “Il secolo di BORT.” insieme ai figli dell’artista, Paolo e Marina Bortolato, se ne è accorto studiando i suoi disegni. Nelle vignette sportive continuava a comparire sempre quello stesso angolo di tribuna. Poteva essere di uno stadio qualsiasi. Ma conoscendo Mario, la sua vita e soprattutto il suo modo di lavorare, il dubbio è durato poco: era lo spigolo del Moccagatta. Una piccola firma alessandrina nascosta nei disegni che per decenni hanno fatto ridere tutta Italia.

Perché Mario Bortolato era nato il 2 agosto 1926 a Salzano, in provincia di Venezia, aveva vissuto a Voghera e ha sempre parlato con un forte accento veneto. Alessandria, però, è stata la sua città per 65 anni. Ed è da qui che BORT ha osservato il mondo, mentre le sue vignette raggiungevano milioni di italiani. Così, mentre raccontava l’Italia, gli italiani, senza saperlo, stavano spesso guardando gli alessandrini.

Non era il tipo che andava a cercarsi chissà quali situazioni all’esterno”, raccontano il figlio Paolo e il curatore della mostra Moretti. “Ragionava sulla vita dei suoi amici, dei suoi parenti, su quello che vedeva in città e, partendo da questo, realizzava le sue vignette“.

La grande forza del suo umorismo erano le persone. Quelle incontrate tutti i giorni. E per oltre sessant’anni quelle persone furono soprattutto alessandrine. Non servivano situazioni eccezionali: per BORT la comicità era nei rapporti familiari, nelle debolezze, nelle vanità, nelle contraddizioni e anche nelle piccole meschinità della vita quotidiana.

Aveva la capacità di prendere una situazione normale, una di quelle che vediamo tutti, e trasformarla in umorismo“, ricorda il figlio Paolo. Forse è anche per questo che le sue vignette sembrano non invecchiare. Cambiano gli abiti, le automobili ma certe battute funzionano ancora oggi.

Mario Bortolato era perfettamente inserito nella società alessandrina e, allo stesso tempo, lontanissimo dall’idea dell’artista-personaggio. Una discrezione quasi paradossale per un uomo i cui disegni erano conosciuti in tutta Italia.  La sua frase classica era: “Ma chi vuoi che venga a vedere una mia mostra?”, ricorda il figlio. Per BORT  il proprio talento era quasi una cosa normale. Non amava stare sotto i riflettori. Nella parte dell’esposizione dedicata al rapporto tra BORT e Alessandria c’è anche un filmato che restituisce perfettamente questa sua natura: l’ospitata televisiva a “Fantastico” con Elisabetta Gardini. Bort compare quasi come un valletto, realizza ciò che deve realizzare, praticamente non parla e se ne va. “Lui era questo”, sintetizza il figlio. Diceva poco e disegnava tantissimo.

La riservatezza personale era inversamente proporzionale alla notorietà dei suoi lavori. Già l’anno successivo all’arrivo ad Alessandria vinse la Palma d’Oro al Salone dell’Umorismo di Bordighera e decine di suoi lavori furono esposti in una rassegna di disegnatori a New York. Nei primi anni Sessanta entrò nei Disegnatori Riuniti di Milano. Poi arrivò quella che per milioni di lettori sarebbe diventata semplicemente “la” vignetta: “Le Ultime Parole Famose” della Settimana Enigmistica, rubrica che avrebbe disegnato per cinquant’anni. E dietro quel successo nazionale continuavano a esserci le persone che conosceva o semplicemente incontrava ad Alessandria.

La mostra “Il secolo di BORT.”, organizzata dal Comune di Alessandria e da ASM Costruire Insieme e allestita alle Sale d’Arte di via Machiavelli, prova proprio a ricostruire questo doppio percorso: il Bort nazionale e quello alessandrino.

Nella sala più grande trova spazio un’antologia della sua produzione, dai lavori degli anni Cinquanta e Sessanta alla grande stagione dei decenni successivi, insieme a 16 tavole donate dall’artista al Comune di Castellazzo Bormida. Un’altra sala entra invece nel suo rapporto con Alessandria attraverso tavole originali, documenti, pubblicazioni locali. Tra questi ci sono una selezione di disegni realizzati per la rivista “Notes” di Mario Marchioni fin dalla prima edizione del 1986, tre bozzetti dedicati a Borsalino, la vignetta donata a Umberto Eco tramite Ugo Boccassi in occasione della presentazione del libro “Baudolino”, oltre a materiali che raccontano la vita cittadina.

Per il sindaco, Giorgio Abonante, BORT è “un alessandrino”, non solo perché qui trascorse gran parte della sua vita ma soprattutto per ciò che ha lasciato alla città. Il vignettista ha contribuito a “fertilizzare il terreno” sul quale sono cresciute altre generazioni di illustratori. E il centenario della nascita di Mario Bortolato vuole provare a rimettere in circolo l’eredità di BORT.

Ed è questo anche il filo che unisce i tre progetti costruiti negli ultimi anni dalla famiglia del vignettista: la mostra, la biografia “La voce di BORT”, realizzata da Cristoforo Moretti con Paolo e Marina Bortolato, e infine un segno destinato a restare fisicamente in città. Tre “omini” di BORT dovrebbero infatti uscire dai fogli per entrare presto nel paesaggio urbano, nell’area della rotonda tra corso IV Novembre e via XX Settembre. Tra loro ci sarà anche Teo, personaggio nel quale, racconta sorridendo il figlio Paolo, qualcuno sostiene di riconoscere proprio lui.

Per decenni BORT ha preso Alessandria e l’ha portata, senza mai dichiararlo, sulle pagine dei giornali e nelle case degli italiani. Adesso sono i suoi personaggi a fare il viaggio contrario: tornano ad Alessandria.
Il secolo di BORT.” è visitabile alle Sale d’Arte di via Machiavelli 13 ad Alessandria dal 4 settembre al 4 ottobre 2026, dal giovedì alla domenica, dalle 15 alle 19. Il biglietto intero costa 6 euro, il ridotto 3,50 euro.

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