Autore Redazione
mercoledì
9 Settembre 2026
15:20
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Cronaca - Alessandria - Provincia di Alessandria

Il nuovo Campus UPO verso il cantiere: università e ricerca cambiano volto al quartiere Orti

Il nuovo Campus UPO verso il cantiere: università e ricerca cambiano volto al quartiere Orti

ALESSANDRIA – Una grande corte aperta, una piazza coperta affacciata su viale Michel, terrazze verdi, aule, laboratori, biblioteca e spazi nei quali studenti di Medicina, professioni sanitarie, scienze politiche, economiche e sociali potranno incontrarsi ogni giorno. Intorno, un nuovo parco universitario e collegamenti con il DISIT, insieme a interventi sulla viabilità, sui parcheggi e sulla mobilità ciclabile. È questa l’Alessandria universitaria che prenderà forma nell’area dell’ex Mercato Ortofrutticolo, nel quartiere Orti. Un progetto che supera i confini di un nuovo edificio accademico.

Nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica  dell’Università del Piemonte Orientale (UPO) è stato mosso il passo che porta definitivamente il Campus Universitario dalla carta alla fase realizzativa: la firma del contratto di appalto integrato tra l’UPO e Secap spa, capogruppo del raggruppamento aggiudicatario con Scotta srl e Rubner Holzbau srl.

La firma arriva al termine di un percorso iniziato quasi sei anni fa. L’idea del nuovo Campus risale alla fine del 2020 e ha cominciato a concretizzarsi con la ricerca di un’area adatta e, successivamente, con l’acquisto da parte dell’Università dell’ex Mercato Ortofrutticolo, completato nel 2022. Da quel momento sono partiti la progettazione e il lavoro dell’Università del Piemonte Orientale per reperire le risorse necessarie. Un passaggio fondamentale è arrivato nel 2024, quando il Ministero dell’Università e della Ricerca ha concesso un cofinanziamento di quasi 22 milioni di euro, portando l’investimento complessivo a superare i 56,2 milioni di euro.

Con la sottoscrizione del contratto si apre ora la fase che porterà alla costruzione del Campus, anche se per vedere le ruspe al lavoro bisognerà attendere ancora alcuni mesi. Prima dell’apertura del cantiere vero e proprio è infatti prevista una fase tecnica di circa 6/8 mesi, necessaria a completare i passaggi che precedono l’avvio delle opere. Se il cronoprogramma sarà rispettato, i lavori dovrebbero quindi partire nella primavera del 2027.

Il traguardo indicato dal rettore Menico Rizzi è arrivare all’inaugurazione nel 2029 o, comunque, riuscire a tagliare il nastro prima della conclusione del suo mandato, prevista nel 2030. La firma del 9 settembre rappresenta quindi il punto di partenza di una nuova fase di un progetto destinato, nell’arco dei prossimi anni, a ridisegnare una parte importante del quartiere Orti e il rapporto tra Università e città.

A dare forma a questa trasformazione sarà il progetto dell’architetto Alfonso Femia, Ceo dello studio Atelier(s). Il nuovo Campus avrà una superficie utile lorda di circa 18.700 metri quadrati dove troveranno casa la Scuola di Medicina, con Medicina e Chirurgia e le Professioni sanitarie, e il DIGSPES. Aule e laboratori saranno affiancati da biblioteca, spazi per la ricerca e l’amministrazione, aree di coworking e luoghi destinati alla socialità. La scelta architettonica ruota attorno a un principio preciso: non costruire una cittadella universitaria chiusa in sé stessa, ma una parte nuova della città.   L’ex Mercato Ortofrutticolo sarà abbattuto, conservandone la parte interrata per gli impianti tecnici. Al suo posto nascerà un sistema di edifici e spazi aperti che nella visione dell’architetto Femia e della direttrice generale dello studio, Simonetta Cenci, dovrà essere contemporaneamente luogo di educazione accademica e di “aggregazione civica intergenerazionale“, facendo della cultura uno strumento concreto di rigenerazione urbana. Il Campus si colloca infatti in un’area strategica tra il DISIT e l’ospedale Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo: didattica, ricerca scientifica e cura potranno così trovare una maggiore continuità fisica oltre che funzionale. Per il rettore Menico Rizzi, grazie al percorso avviato sotto il rettorato di Gian Carlo Avanzi, studenti e docenti provenienti da discipline differenti avranno la possibilità di incontrarsi quotidianamente e contaminare le loro conoscenze.

È proprio la multidisciplinarità uno degli elementi sui quali UPO scommette maggiormente. Il Campus dovrà permettere di fare ricerca e didattica in spazi migliori, ma anche cambiare l’esperienza quotidiana di chi sceglie Alessandria per studiare. Per questo il progetto edilizio è soltanto una parte della strategia. Rizzi ha ricordato anche l’impegno di Edisu, che ha inserito nel proprio piano strategico triennale una mensa universitaria per il polo alessandrino, e il lavoro avviato con il sistema imprenditoriale e Ance. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un Campus completo, capace non soltanto di offrire lezioni e laboratori, ma servizi e occasioni di vita universitaria paragonabili a quelle sviluppate nelle altre sedi UPO di Novara e Vercelli.

La scommessa sui giovani che scelgono la provincia

Dietro l’investimento c’è però una questione ancora più ampia: rendere Alessandria e il Piemonte orientale luoghi nei quali un giovane possa scegliere non soltanto di studiare, ma anche di costruire il proprio futuro.

Rizzi ha legato esplicitamente questa prospettiva al ruolo delle città di provincia. Mentre per anni professionalità, giovani e innovazione sono stati attratti soprattutto dalle grandi aree metropolitane, secondo il rettore oggi questo modello mostra i suoi limiti.
La storia di questo Paese è una storia di provincia”, ha osservato Rizzi, sottolineando come tecnologia e possibilità di lavorare in maniera decentralizzata possano restituire competitività ai centri di medie dimensioni. Il Campus diventa così anche uno strumento di attrattività: portare studenti ad Alessandria, offrire loro formazione di qualità e creare le condizioni perché possano riconoscere nel territorio un luogo nel quale rimanere.

È la stessa prospettiva indicata dall’assessore regionale all’Istruzione e al Diritto allo studio Daniela Cameroni, che ha definito lungimirante la scelta compiuta dall’UPO. Alessandria, Novara e Vercelli, ha osservato, sono territori che stanno tornando a crescere e un’università diffusa può rappresentare uno dei motori di questa trasformazione. La sfida, tuttavia, non termina con l’iscrizione di uno studente. Accanto alla qualità dei corsi servono possibilità di soggiorno, accoglienza, servizi e soprattutto un rapporto sempre più stretto con le imprese locali. Per Cameroni, è dall’incontro tra Università, istituzioni e sistema produttivo che può nascere il risultato più importante: un giovane arriva perché riconosce nell’UPO un’università di qualità, entra in relazione con le aziende del territorio e trova infine una ragione professionale e personale per restare. A quel punto la partita passa anche alla città: casa, servizi e qualità della vita diventano decisivi perché la permanenza non sia temporanea, ma possa trasformarsi in un progetto di vita.

È su questo terreno che il progetto universitario incontra direttamente quello della città. Per il sindaco Giorgio Abonante, la firma del contratto e, soprattutto, la nascita del Campus raccoglie il risultato di decisioni che ad Alessandria risalgono agli anni Ottanta. La presenza universitaria costruita nel corso dei decenni, ha sottolineato, ha dato alla comunità non soltanto un presente, ma una prospettiva che interessa l’intero territorio provinciale. Ora l’attesa si sposta sul cantiere. Abonante auspica che si possa arrivare presto alla posa della prima pietra e quindi al completamento dell’opera entro la fine del decennio. Chi sarà sindaco quando verrà tagliato il nastro, ha osservato, è meno importante della continuità di un progetto che attraversa amministrazioni e generazioni.


Un pezzo di città da ricostruire intorno all’Università

Anche dal punto di vista costruttivo il Campus vuole guardare al futuro. Secap punta sull’impiego della prefabbricazione e del legno, sulla digitalizzazione dei sistemi di gestione dell’edificio e sull’obiettivo della certificazione LEED. L’amministratore delegato Giuseppe Provvisiero ha evidenziato proprio la doppia natura dell’intervento: realizzare un’infrastruttura destinata alle nuove generazioni e, contemporaneamente, contribuire alla rigenerazione urbana di Alessandria con soluzioni capaci di garantire qualità e sostenibilità nel tempo.

È probabilmente qui che si trova il significato più ampio dell’operazione. Il nuovo Campus non nasce semplicemente per aggiungere metri quadrati all’Università del Piemonte Orientale. Nasce per creare un luogo nel quale far convivere formazione, ricerca, sanità e socialità e rendere il quartiere Orti il terreno sul quale Alessandria proverà a misurare concretamente una delle sue scommesse per i prossimi anni: trasformare la presenza universitaria in sviluppo urbano, attrazione di giovani e nuove competenze e capacità di trattenere sul territorio chi sceglie di formarsi qui.

 

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