Non solo abiti ma accoglienza: inaugurato il nuovo Guardaroba Caritas Alessandria
ALESSANDRIA – Riaperto da lunedì 4 maggio e inaugurato ufficialmente questo giovedì, il nuovo Guardaroba della Caritas di Alessandria ora si chiama “Spazio Abito Solidale”, grazie al progetto di riqualificazione degli spazi in via delle Orfanelle 25, realizzato grazie al contributo di Fondazione SociAL nel contesto del Bando Beneficiari 2025. “Spazio Abito Solidale” vuole essere non solo un luogo di distribuzione di indumenti e accessori donati dalla comunità a beneficio delle persone in difficoltà, ma uno spazio ripensato come ambiente di accoglienza, relazione e scelta consapevole, dove chi si trova in una situazione di disagio sociale possa sentirsi rispettato e valorizzato. Per fare sì che ciò diventi una realtà c’è bisogno soprattutto della collaborazione della comunità, sia dei donatori abituali, sia di chi sceglierà di iniziare a donare. È infatti necessario che cambino le modalità di donazione: nel nuovo spazio, infatti, è presente un camerino dove poter provare gli indumenti, oltre ad alcuni divani per poter parlare con i volontari. Ogni mese sono circa 60 le persone che il Guardaroba Caritas supporta. Su Radio Gold le parole di Roberto Massaro, presidente associazione Opere di Giustizia e Carità, e la direttrice del Csvaa Maria Cristina Massocco.
Ciò che chiede quindi la Caritas per “Spazio Abito Solidale” è che chi sceglie di donare, doni come farebbe con una persona cara: non vecchi indumenti ed accessori fuori moda o da cerimonia, ma abiti puliti, in buono stato, consegnati con cura e non abbandonati davanti alla Caritas in sacchi della spazzatura. Lo “Spazio Abito Solidale”, in via Orfanelle 25, riceve le donazioni di abiti e accessori esclusivamente il mercoledì e il sabato dalle 9 alle 11, con consegna diretta a un volontario Caritas presente in sede. Si raccomanda di non lasciare sacchi o scatole all’esterno della struttura. Se possibile, si chiede di utilizzare borse con gli abiti piegati. Attualmente sono particolarmente richiesti: scarpe da ginnastica da uomo, scarpe comode da donna, jeans e pantaloni pratici, capi di stagione.
“Desidero anzitutto ringraziare tutte le persone che in questi anni hanno sostenuto il guardaroba con le loro donazioni – sottolinea Giampaolo Mortara, direttore della Caritas di Alessandria –
Questo nuovo spazio nasce da un cambiamento nei bisogni: oggi si rivolgono a noi sempre più persone in età lavorativa, famiglie e giovani che attraversano momenti di difficoltà.
Per loro, l’abbigliamento non è solo una necessità, ma può diventare anche uno strumento per rimettersi in gioco. È importante quindi offrire capi adeguati, che permettano di sentirsi a proprio agio e di affrontare con maggiore fiducia la quotidianità”. “Spazio Abito Solidale” è un progetto che mette al centro la persona: un luogo in cui la cura dei dettagli diventa parte dell’accoglienza e in cui anche il gesto del donare può contribuire a restituire valore e possibilità. Per maggiori informazioni si può scrivere a caritas@diocesialessandria.it
“L’inaugurazione dello Spazio Abito Solidale rappresenta molto più di una riorganizzazione logistica” ha sottolineato l’assessora alle Politiche Sociali di Alessandria Roberta Cazzulo, nel ringraziare le volontarie e i volontari Caritas e la fondazione Social “è un profondo cambio di prospettiva che trasforma il tradizionale “guardaroba” in un ambiente accogliente, volto a promuovere l’inclusione, il riuso e la dignità delle persone fragili. Offrire un abito dignitoso in un luogo curato e rispettoso aiuta a valorizzare la storia personale di chi vive un momento di fragilità. Non si tratta solo di una distribuzione passiva, ma di un ambiente dove l’utente ritrova la possibilità di scegliere consapevolmente i propri capi. Si tratta inoltre di diffondere la cultura del dono e sostenibilità: l’iniziativa si inserisce nella promozione dell’economia circolare, sensibilizzando l’intera cittadinanza sulla cultura della condivisione. Spazi di questo tipo sono oltre a fornire vestiario per adulti e bambini, diventano un punto di riferimento per l’orientamento e l’inclusione sociale”.