Autore Redazione
venerdì
13 Febbraio 2015
14:50
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Politica - Novi Ligure

Saitta contro eccesso di esami in Piemonte: chi protesta e difende strutture complesse si confronti con i numeri

Saitta contro eccesso di esami in Piemonte: chi protesta e difende strutture complesse si confronti con i numeri

PIEMONTE – Continua la certosina analisi della situazione sanitaria in Piemonte da parte dell’assessore Antonio Saitta. Il politico ha analizzato le prestazioni sanitarie ambulatoriali per abitante in Piemonte rilevando un numero più elevato rispetto alla media nazionale: 15.97 contro lo standard italiano pari a 12. Secondo Saitta dunque “esiste un problema molto serio di inappropriatezza prescrittiva clinica e diagnostica. Un fenomeno difficile da intaccare per gli interessi in gioco (politici, economici, professionali)“. Poi una stoccata “a chi oggi in giro per Piemonte protesta a difesa delle Strutture complesse che abbiamo deciso di ridurre, credo farebbe bene confrontarsi con queste argomentazioni”, quelle relative a numeri più alti della media nazionali e che, secondo Saitta, dovrebbero essere corretti.

 

Le considerazioni sono emerse durante il focus tecnico dedicato al tema dell’adeguatezza delle cure, organizzato dall’assessorato alla Sanità.

Sono intervenuti Marco Bobbio, primario di cardiologia all’ospedale di Cuneo, (che si è soffermato anche sul lavoro fatto presso l’ospedale di Cuneo in collaborazione con Slow Medicine, coinvolgendo soprattutto i giovani medici), Ottavio Davini e Giulio Fornero (che ha spiegato il lavoro del tavolo interaziendale per la rete integrata delle prestazioni specialistiche), alla cui relazioni ha fatto seguito  un confronto con i diversi soggetti che nella nostra sanità  si occupano della materia.

L’Italia è ai primi posti dei Paesi OCSE per numeri di Tac e risonanze magnetiche, superati solo dalla Grecia e da Cipro. “C’è qualcosa che non va“. Circa il 22% di esami e prestazioni sono relativamente inappropriate e un altro 22% assolutamente inappropriate. Un esame su tre non dovrebbe essere prescritto. In Piemonte si registrano 15.94 prestazioni sanitarie ambulatoriali per abitante, mentre lo standard nazionale è 12. Nell’area metropolitana di Torino assistiamo ad abusi impressionanti, in particolare la RM lombare: ma fare radiografie su radiografie per la lombalgia (una delle patologie più diffuse dopo il raffreddore) non produce benefici alla salute.

“Questo eccesso di diagnostica – ha commentato l’assessore Saitta – non comporta solo costi vistosi per la sanità, ma rischi per i pazienti. Assistiamo al paradosso che da un lato c’è un eccesso di consumo e di assistenza sanitaria in ospedale, mentre i soggetti più fragili hanno difficoltà ad accedere ai servizi essenziali. Credo che tutti dovrebbero riflettere sulla provocazione di Marco Bobbio: ‘la nomina di troppi primari è una delle cause principali dell’inappropriatezza”. È così: laddove ci sono troppe attrezzature (magari acquistate grazie a generose donazioni ma al di fuori della programmazione regionale) e laddove ci sono troppi primari, allora si fanno più esami del necessario. Se con un tratto di penna cancellassimo in un colpo solo tutte le prestazioni inappropriate, le liste d’attesa diminuirebbero immediatamente della metà. Chi oggi in giro per Piemonte protesta a difesa delle Strutture complesse che abbiamo deciso di ridurre, credo farebbe bene confrontarsi con queste argomentazioni”.

Secondo l’assessore Saitta “le preziosi indicazioni che ci sono state fornite quest’oggi (e che trovano fondamento in una consolidata letteratura scientifica) devo tradursi in atti di governo. Questo è il nostro compito. E per atti di governo non intendo tanto delibere da adottare, ma obiettivi specifici da assegnare ai nuovi direttori generali che nomineremo tra qualche settimana.  Compito della politica non è rincorrere la domanda. Ma governarla. Ha ragione Ottavio Davini: ‘Se metti un ecografo nel deserto, in breve tempo avrai una lista d’attesa’. C’è dunque un grande lavoro culturale da portare avanti: bisogna incidere sulla mentalità dei politici, dei prescrittori/operatori sanitari, dei cittadini. Sono convinto che non possiamo fare nostro il paradigma del dottor House: ‘Io curo le malattie, non curo le persone’. No, noi abbiamo il dovere di prenderci cura dei malati, di mettere al centro il paziente e di offrire cure sobrie, rispettose e giuste.

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