11 Luglio 2026
13:28
Incendi in Piemonte: oltre 800 ettari di bosco in fiamme per i fulmini. Persi 700 mila alberi
PIEMONTE – È un bilancio pesantissimo quello dei grandi incendi boschivi che negli ultimi giorni hanno colpito il Piemonte. Tra le province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola sono già andati in fumo tra 800 e 900 ettari di superficie boschiva, con una stima di circa 700 mila alberi distrutti e danni ambientali destinati a lasciare il segno per decenni.
Secondo quanto riferito dalla Regione Piemonte, all’origine dei numerosi roghi ci sono i fulmini caduti durante i violenti temporali dei giorni scorsi, che hanno innescato incendi poi alimentati dalle condizioni meteo particolarmente favorevoli alla propagazione delle fiamme. Il caldo intenso, la prolungata assenza di precipitazioni dalla fine di maggio ai primi di luglio, le elevate temperature registrate nei giorni scorsi e i forti venti di foehn hanno infatti creato uno scenario di estrema vulnerabilità per il patrimonio forestale piemontese.
I bollettini emessi dal Centro Funzionale di Arpa Piemonte avevano già evidenziato un progressivo aumento della pericolosità degli incendi boschivi, culminato mercoledì 8 luglio con un livello di rischio elevato diffuso su gran parte del territorio regionale.
L’area più colpita è la Valsesia, nel Vercellese, dove sono già stati distrutti circa 450 ettari di bosco. Gravi danni anche a Premosello Chiovenda, nel Verbano Cusio Ossola, dove le fiamme hanno divorato 226 ettari e cancellato circa il 60% della superficie boschiva interessata, compromettendo ecosistemi di grande valore costituiti da querceti, faggete e boscaglie pioniere.
Un altro vasto incendio interessa inoltre la Valle Soana, nel Torinese, all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso, tra i territori di Valprato Soana e Ronco Canavese. Il rogo, partito dalla vegetazione d’alta quota composta da erba olina e rododendri, ha raggiunto anche i boschi di abeti e larici.
Le conseguenze non riguardano soltanto la perdita degli alberi. Gli incendi stanno infatti provocando un grave impoverimento della biodiversità, distruggendo habitat fondamentali per insetti impollinatori, rettili, uccelli nidificanti e microfauna. Anche i grandi mammiferi, come caprioli e camosci, sono costretti ad abbandonare le aree incendiate e a spostarsi verso zone antropizzate.
I tempi di recupero saranno molto lunghi. Secondo le stime della Regione Piemonte, nei primi 2-5 anni torneranno a svilupparsi soltanto le specie vegetali pioniere, in grado di stabilizzare il terreno e limitare il rischio di erosione. Per rivedere un bosco giovane saranno necessari 15-20 anni, mentre serviranno oltre 50-70 anni perché ecosistemi complessi come faggete, querceti e boschi di conifere possano recuperare la struttura originaria.
“Ogni ettaro di bosco perso è una ferita al cuore del pianeta – ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati – Il lavoro di Vigili del Fuoco, piloti dei mezzi aerei e volontari AIB rappresenta una vera missione di importanza vitale. Custodire le nostre foreste significa garantire la sopravvivenza delle generazioni future”.
Marnati ha inoltre sottolineato come le simulazioni elaborate da Arpa Piemonte e dalla Regione dimostrino l’efficacia dell’imponente dispositivo di spegnimento. Senza il rapido intervento delle squadre a terra e della flotta aerea, le fiamme avrebbero potuto devastare altri 3.500 ettari di territorio, distruggendo oltre 3 milioni di alberi e minacciando direttamente numerose frazioni montane.
Terminata l’emergenza, partiranno gli interventi di recupero ambientale. “La Regione Piemonte si occuperà immediatamente dei ripristini forestali non appena le condizioni del terreno lo consentiranno – ha annunciato l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo – Stiamo già predisponendo piani straordinari sul modello di quelli realizzati dopo i grandi incendi del 2017. Prima di procedere con nuove piantumazioni sarà però fondamentale verificare la capacità di rigenerazione naturale del bosco, così da intervenire solo dove realmente necessario”.
Sul fronte sanitario arrivano invece indicazioni rassicuranti. Le rilevazioni effettuate da Arpa Piemonte sulla qualità dell’aria non hanno evidenziato concentrazioni di sostanze prodotte dalla combustione tali da rappresentare un rischio per la salute della popolazione. A Domodossola, dove nel pomeriggio del 9 luglio erano stati registrati picchi di circa 250 microgrammi per metro cubo, i valori delle polveri sottili sono rapidamente diminuiti, attestandosi il giorno successivo su una media giornaliera di 55 microgrammi per metro cubo.