Cronaca - Alto Piemonte - Pavia - Provincia di Alessandria - Provincia di Pavia

Truffa del riso: 14 aziende pavesi lo spacciavano per bio. Sequestrati 10 milioni di profitti indebiti

PAVIA – I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pavia e Ispettori dell’Ispettorato repressioni frodi (I.C.Q.R.F.), su delega della Procura della Repubblica di Pavia, hanno eseguito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Pavia, nei confronti di una serie di imprenditori agricoli lomellini, per una cifra di oltre 10 milioni di euro complessivi ritenuta profitto dei reati di frode nell’esercizio del commercio e di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, nel settore della coltivazione del riso biologico.

L’attività è stata compiuta anche a tutela dei consumatori che, a fronte di una maggiore spesa, immaginavano di acquistare riso ‘bio’. Le investigazioni sono partite dopo alcune segnalazioni di Federbio, avviate nel 2023, che hanno fatto emergere come la produzione di riso biologico, dichiarata da quattordici aziende agricole pavesi (che, già a un primo esame appariva incompatibile con l’estensione di terreno adibito a tali coltivazioni), fosse in realtà realizzata attraverso il ricorso a prodotti non ammessi.

I riscontri sono arrivati dalle perquisizioni che hanno portato al sequestro di ingenti quantitativi di fitofarmaci e fertilizzanti vietati e di documenti che hanno confermato le condotte illecite contestate, emerse anche dalle intercettazioni telefoniche. La difforme qualità del prodotto rispetto a quanto dichiarato è stata infine testimoniata anche dai risultati delle analisi di laboratorio eseguite sui campioni di piantine di riso prelevate nelle aziende indagate. È stato così accertato un sistema di produzione di riso e di altri cereali illecitamente commercializzati come biologici, ma di fatto coltivati con l’impiego di sostanze non consentite nell’agricoltura biologica.

Le condotte illecite hanno consentito agli imprenditori coinvolti di ottenere una resa per ettaro superiore a quella massima prevista per la produzione del prodotto biologico, conseguendo indebiti profitti provenienti sia dalla vendita di 40.000 tonnellate di riso a un prezzo maggiorato previsto per il “bio” per oltre 9,8 Milioni di euro, sia dalla indebita percezione di contributi pubblici erogati tramite i bandi regionali di sviluppo rurale legati alla PAC (Politica Agricola Comune) per circa 400mila euro.

L’attività assume particolare rilevanza in relazione all’area di produzione pavese, che risulta essere la prima in Europa per la coltivazione di riso e per il numero di aziende agricole coinvolte. I risultati dell’indagine rappresentano una tutela per l’importante settore produttivo locale non coinvolto nella vicenda, rispetto al quale risultano confermate la correttezza dell’operato della maggior parte dei produttori locali e la qualità del relativo prodotto.

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