PROVINCIA DI ALESSANDRIA – Il Decreto Dignità del Governo potrebbe non avere l’auspicato effetto di ridurre il precariato. Almeno non nel settore metalmeccanico. Ben diverse dalle previsioni dell’Esecutivo sono le stime di Federmeccanica. Secondo gli industriali del settore, il provvedimento del Governo spingerà il 30% delle imprese a non rinnovare i contratti a tempo determinato in scadenza.

Quello di Ferdermeccanica, tra l’altro, non è l’unico campanello d’allarme sul Decreto Dignità. Per Assolavoro, associazione di categoria cui fanno riferimento l’85% delle agenzie di somministrazione in Italia, saranno 53 mila le persone che dal 1° gennaio 2019 non potranno essere riavviate al lavoro perché raggiungeranno il limite massimo di 24 mesi fissato per l’impiego a tempo determinato.

Previsioni allarmanti anche per la provincia di Alessandria, territorio che conta un grande numero di aziende metalmeccaniche e dove gli interinali di certo non mancano. “Il problema c’è” hanno confermato Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil con preoccupazione. In provincia, ha spiegato Alberto Pastorello, Segretario provinciale Uilm Uil, ci sono realtà “che hanno quasi più interinali che operai metalmeccanici diretti”. Se le previsioni di Federmeccanica dovessero essere confermate, la Uil, ha anticipato il segretario provinciale dei metalmeccanici, farà ovviamente partire “una vertenza per ognuno dei lavoratori interinali lasciato a casa” in caso di ingresso di un’altra persona con contratto a termine. Altre, secondo il sindacalista Uilm Uil, avrebbero però dovuto essere le strade per risolvere, o almeno arginare, il problema del precariato nel settore metalmeccanico. “Sarebbero state opportune politiche per abbassare tasse su imprese e lavoratori per incentivare le assunzioni e far guadagnare anche qualcosa in più ai dipendenti”.

Anche per il Segretario provinciale Fim Cisl Salvatore Pafundi, la soluzione al problema del precariato non avrebbe dovuto mettere le aziende davanti al bivio: “o passi all’indeterminato o licenzi”. La situazione ora è “complicata, ha aggiunto il segretario provinciale Fim Cisl, perché entro fine anno molte aziende che hanno usufruito per anni di lavoratori somministrati dovranno decidere se “tenerli o lasciarli a casa” e sarà necessaria “un’azione congiunta” che coinvolga in prima linea anche Confindustria per tutelare l’occupazione.

Lo scenario prospettato da Federmeccanica è purtroppo già diventato realtà in alcune aziende della provincia, ha aggiunto il Segretario Fiom Cgil Anna Poggio. “Vediamo sempre più aziende lasciare a casa i lavoratori con l’avvicinarsi della scadenza dei 24 mesi”. Abbattere il costo del lavoro potrebbe certo incentivare la stabilizzazione dei lavoratori ma per il segretario Fiom Cgil servono in ogni caso rigidi palettiperché non si può continuare a permettere alle aziende di andare avanti con numeri così alti di precari”.  “Dopo due anni per me un posto di lavoro è strutturale. Se un’azienda non conferma il lavoratore che per 24 mesi ha svolto quella funzione allora vuol dire che quel posto di lavoro non serve e a quell’azienda deve essere blindata ogni altra strada per fare entrare altri precari”. I paletti che sono stati inseriti nel Decreto per il Segretario Fiom Cgil, peró, sono altri e, ancora una volta, rischiano di penalizzare i lavoratori. “Il Decreto è così perentorio che non permette alla persona lasciata a casa di rientrare in quella stessa azienda se non con un contratto a tempo indeterminato. Mi chiedo, quindi, che fine faranno tra qualche anno le persone che stanno tirando avanti girando da precari da un’azienda all’altra”.