ALESSANDRIA – Sono ancora in corso le ricerche del detenuto evaso venerdì mattina dal carcere di San Michele. Tutte le forze dell’ordine da ieri hanno iniziato a setacciare l’area intorno all’istituto carcerario e ogni possibile via di fuga dell’uomo.

Il detenuto, cittadino albanese, come comunicato dall’Osapp, Organizzazione autonoma polizia penitenziaria, aveva già scontato 10 anni di reclusione per reati contro il patrimonio e sarebbe dovuto uscire dal carcere nel 2024. Ammesso al lavoro esterno, venerdì mattina stava pulendo l’area esterna alle mura di cinta di cinta dell’istituto quando è riuscito a scappare, forse approfittato di un problema tecnico alle telecamere della videosorveglianza.
Per quanto è dato di conoscere – ha commentato Leo Beneduci, Segretario Generale dell’Osapp –  c‘era un solo appartenente al Corpo che doveva sorvegliare 5 (cinque) detenuti che lavoravano all’esterno del carcere in svariati luoghi e ciò a causa della gravissima carenza di personale di Polizia Penitenziaria; peraltro a causa del malfunzionamento delle telecamere non vi era possibilità di accorgersi di alcunché atteso anche che non sono presenti le sentinelle sul muro di cinta”. Continua dopo il banner

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Quando accaduto venerdì per Beneduci “dimostra in quale stato di disfacimento e di disfunzione sia caduto il sistema penitenziario italiano alle cui emergenze le oramai residue risorse umane del personale di polizia penitenziaria riescono a fare fronte soltanto a prezzo di strenui sacrifici e con sempre maggiore difficoltà”.

“Le responsabilità – ha concluso il Segretario Generale Osapp – sono da attribuire alla sempre più disattenta amministrazione penitenziaria lontana dal personale e dai gravi problemi del carcere e alla politica che si accontenta delle roboanti dichiarazioni su presunti miglioramenti di un sistema penitenziario italiano, le cui infrastrutture e la cui organizzazione sono pressoché totalmente da rottamare“.

Ferma anche la presa di posizione del Sappe. “Questa ennesima evasione da un carcere – ha denunciato il Segretario Generale Donato Capece – è sintomatica dello smantellamento delle misure di sicurezza delle carceri italiane, avvenuta con l’introduzione della vigilanza dinamica e del regime penitenziario aperto. Anche in questo caso l’evaso, un albanese con fine pena 2024, era addetto alle pulizie dei locali ed è stato sicuramente favorito dal fatto di avere un controllo più attenuato. Ma chi lo ha ritenuto affidabile e quindi  idoneo al lavoro? Da quando c’è la vigilanza dinamica, che riduce la presenza dei poliziotti nelle sezioni detentive a favore di un regime penitenziario aperto, ossia più ore i detenuti fuori dalle celle, la situazione è allarmante. Se avessero ascoltato le denunce del Sappe, questo non sarebbe avvenuto”.

Ora bisogna catturare l’evaso, ma contiamo ogni giorno gravi eventi critici nelle carceri italiane, episodi che vengono incomprensibilmente sottovalutati dall’Amministrazione Penitenziaria. Ogni 9 giorni un detenuto si uccide in cella mentre ogni 24 ore ci sono in media 23 atti di autolesionismo e 3 suicidi in cella sventati dalle donne e dagli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria.  Aggressioni risse, rivolte e incendi sono all’ordine del giorno e i dati sulle presenze in carcere ci dicono che il numero delle presenze di detenuti in carcere è in sensibile aumento. Ed il Corpo di Polizia Penitenziaria, che sta a contatto con i detenuti 24 ore al giorno – anche quando tutti gli altri che si interessano di carcere poche ore al giorno o a settimana dormono – , ha carenze di organico pari ad oltre 7.000 Agenti. Solo nel 2016 abbiamo contato 6 evasioni da istituti penitenziari e 23 da detenuti ammessi a lavorare all’esterno”.

L’evasione dal carcere di Alessandria ha responsabilità ben precise – ha puntualizzato Donato Capece –  Cercate i colletti bianchi. Da quando sono stati introdotti nelle carceri vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto sono decuplicati eventi gli eventi critici in carcere. Se è vero che il 95% dei detenuti sta fuori dalle celle tra le 8 e le 10 ore al giorno, è altrettanto vero che non tutti sono impegnati in attività lavorative e che anzi trascorrono il giorno a non far nulla. Ed è grave che sia aumentano il numero degli eventi critici nelle carceri da quando sono stati introdotti vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto. Nell’anno 2016 ci sono infatti stati 39 suicidi di detenuti, 1.011 tentati suicidi, 8.586 atti di autolesionismo, 6.552 colluttazioni e 949 ferimenti. E quella di Alessandria è una evasione annunciata che si sarebbe potuta evitare se fossero state ascoltate e raccolte le denunce del Sappe”.