Autore Redazione
sabato
21 Marzo 2026
14:00
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Cronaca - Wonderland Eventi - Piemonte

Il Ponte del Diavolo di Dronero, l’architettura impossibile della Valle Maira

“Piemonte da scoprire” è una rubrica a cura di Paolo Ponga
Il Ponte del Diavolo di Dronero, l’architettura impossibile della Valle Maira

DRONERO – Il paese di Dronero si trova in posizione strategica fra Cuneo e la Francia, e la sua fondazione si perde nella notte dei tempi. Attualmente è un paese di circa 7000 abitanti, con un centro storico che mantiene ancora qualche edificio medievale e un monumento emblematico: il Ponte del Diavolo, che si erge affascinante e maestoso sul corso del torrente Maira, un’opera fuori dal comune per i suoi tempi.

Ancora oggi la visione del ponte dal centro di Dronero è semplicemente eccezionale, come imperdibile risulta una passeggiata fra i suoi merli ghibellini a coda di rondine, che consente di godere di una magnifica vista sulla cittadina nonché sulle montagne dietro di essa, mentre le acque scorrono molti metri sotto l’osservatore.

Fra poco tempo il ponte compirà 600 anni, poiché venne costruito nel 1428 per facilitare l’accesso alla Valle Maira grazie a 700 fiorini pagati da Antonius, magister pontis lapidum Dranerii, ai due sindaci della città, Bernardo de Butinonis e Domenico Poynta. La pergamena originale del contratto è ancora conservata nell’Archivio Comunale.

L’opera, grandiosa per i suoi tempi, è tuttora molto suggestiva così come la sua leggenda, che deriva dallo stupore della gente comune per una costruzione che alla fine del Medioevo doveva apparire miracolosa o magica ai loro occhi.

Si narra così che gli abitanti di Dronero non erano in grado di costruire un ponte abbastanza solido da resistere alle piene furiose del torrente, che avvengono saltuariamente nei periodi di forti piogge. Il sindaco, non riuscendo a trovare altra soluzione, si rivolse al Diavolo che per il suo aiuto chiese in cambio la prima anima che lo avesse attraversato. Il sindaco accettò il patto, poi una volta concluso, gettò un pezzo di pane sul ponte, che venne preso da un cane randagio affamato. Il Diavolo, beffato, se ne andò infuriato perché non sapeva che farsene dell’anima di un cane, ma da allora la costruzione rimase a lui intitolata.

Si tratta di una versione anticamente molto comune ma sempre suggestiva: l’esempio più famoso ma con un finale tragico è quello del Ponte Carlo a Praga, dove a soccombere fu la povera moglie dell’architetto. In questo caso per beffare il diavolo era stata preparata una gallina, ma il demone, accortosi dell’inganno, aveva avvisato la donna che il marito stava male e questa si era precipitata per accorrere al suo capezzale, perdendo così la sua anima.

Anche l’etimologia del nome del paese è ricca di mistero: potrebbe derivare dal toponimo medievale Draco, che indicava uno sperone roccioso sopra un impetuoso corso d’acqua, oppure da Dragone, nobile signore della famiglia dei signori di Verzuolo. Infine, più probabilmente, dal latino Draconarius, il cavaliere romano che portava l’insegna del dragone, detto anche signifer.

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