Autore Redazione
mercoledì
8 Aprile 2026
05:27
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Politica - Piemonte

Voucher Vesta: il ritorno del click day accende le polemiche in Piemonte

Voucher Vesta: il ritorno del click day accende le polemiche in Piemonte

PIEMONTE – Torna il “click day” per l’assegnazione dei voucher destinati alle famiglie con bambini nella fascia 0-6 anni, e torna anche lo scontro politico in Piemonte. La Giunta guidata da Alberto Cirio, con l’assessore Maurizio Marrone, ha deciso di confermare il meccanismo, fissando la nuova data del “click day” al 21 aprile.
Una scelta contro cui puntano il dito le consigliere regionali di AVS Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro: “Marrone e Cirio tirano dritto anche con il click day – quest’anno nientemeno che nella data della fondazione di Roma, tanto per non tradire la matrice nostalgica della misura tanto cara a Marrone”. Nel mirino c’è il sistema del click day, già duramente contestato lo scorso settembre, quando – denunciano Ravinale, Cera e Marro, “migliaia di famiglie rimasero escluse in pochi minuti, trasformando l’assegnazione dei contributi in una “lotteria umiliante”.

Secondo le esponenti di AVS, anche il raddoppio dei fondi non cambia la sostanza: “Si tratta comunque di una mancetta che raggiunge poco più del 15% della platea potenziale” sottolineano, evidenziando come la misura sia lontana da politiche strutturali a sostegno della natalità, in un contesto di calo demografico definito “drammatico”.

Altro punto critico riguarda i criteri di assegnazione. Le consigliere parlano di “equità sociale solo dichiarata”, sostenendo che il sistema non distingue adeguatamente tra fasce di reddito molto diverse: “Vengono trattate allo stesso modo famiglie con 10mila euro annui, in condizioni di povertà, e nuclei con redditi fino a 30mila euro, che rientrano nella fascia più alta della popolazione piemontese”.

Non solo. Nel mirino finisce anche la distribuzione dei voucher nella precedente edizione, che – secondo quanto riportato – avrebbe penalizzato i cittadini di origine straniera, con meno del 10% dei contributi assegnati. Un dato che, ricordano le consigliere, fu rivendicato pubblicamente in aula da Fratelli d’Italia con lo slogan “prima gli italiani”. Le critiche si estendono infine all’utilizzo dei fondi europei: “Risorse che dovrebbero servire a garantire diritti e servizi, non a finanziare interventi a fini propagandistici”, attaccano Ravinale, Cera e Marro .

A questo si aggiunge la denuncia per le interrogazioni rimaste senza risposta e per il mancato confronto con le famiglie escluse nella scorsa edizione. “Quando si parla di diritti – concludono – la risposta delle istituzioni non può essere ‘ritenta, sarai più fortunato’”.

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