17 Aprile 2026
05:56
A Casale il Pd contro uno spazio pubblico dedicato a Sergio Ramelli, giovane missino ucciso negli anni di Piombo
CASALE MONFERRATO – “Non si può operare una selezione parziale della memoria”. Così la consigliera comunale del Partito Democratico di Casale, Ramona Bruno, ha motivato così la “netta contrarietà” di tutti gli esponenti della minoranza, riuniti nella coalizione Casale Davvero, all’intitolazione di uno spazio pubblico a Sergio Ramelli. Il 29 aprile del 1975, durante gli anni di Piombo, il giovane esponente del Fronte della Gioventù, componente giovanile del Movimento Sociale Italiano, morì a 18 anni a causa delle gravi ferite riportate nell’aggressione avvenuta un mese prima da parte di alcuni militanti di Avanguardia Operaia.
“Si tratta di una scelta profondamente divisiva“ ha sottolineato la consigliera Bruno “che non tiene conto del ruolo e della funzione di organismi istituzionali e partecipativi come è la Commissione Toponomastica o lo stesso Comitato Unitario Antifascista, organismi nati proprio per garantire che decisioni così rilevanti sul piano simbolico vengano condivise con la città, con le forze politiche, civiche e associative, nel rispetto della storia e dei valori comuni sanciti dalla nostra Repubblica e dalla nostra Costituzione. Non è questo il percorso che è stato seguito. All’interno della Commissione Toponomastica sono state espresse posizioni motivate di contrarietà, come quelle dei componenti Mauro Bonelli e Germana Mazza, che in qualità di storici hanno evidenziato la grave inopportunità di questa scelta. Nonostante ciò, si è deciso di procedere, ignorando un principio fondamentale: le intitolazioni pubbliche non sono mai atti neutri, ma rappresentano scelte politiche e simboliche che parlano alla comunità e ne orientano la memoria”.
“Nessuno intende minimizzare la tragedia della morte di un giovane ragazzo in una brutale modalità” ha precisato l’esponente dell’opposizione “tuttavia, proprio per rispetto della Storia e verso le vittime di una stagione drammatica come quella degli anni di piombo, riteniamo che non si possa operare una selezione parziale della memoria. In un contesto nazionale in cui si assiste a una recrudescenza di episodi di intolleranza, razzismo e richiami a simbologie neofasciste, scelte come questa rischiano di contribuire a una normalizzazione di riferimenti che non sono compatibili con i valori fondanti della nostra Repubblica, oltre che simboli strumentalizzabili e potenziali problemi di ordine pubblico. E non vogliamo pensare che sia questa la scelta dell’amministrazione. L’antifascismo non è un’opinione, ma un principio costitutivo dello Stato italiano, sancito dalla sua carta fondamentale. Le istituzioni hanno il dovere di custodirlo e di tradurlo in scelte coerenti e condivise”.
I consiglieri di minoranza, infine, hanno ribadito che “esistono modalità ben più adeguate e condivisibili per ricordare quella stagione storica, come un’intitolazione che renda omaggio “Alle vittime della violenza degli anni di piombo”, restituendo un senso autentico di memoria collettiva. Confidiamo dunque che il sindaco Emanuele Capra voglia riconsiderare questa scelta, affinché le istituzioni assolvano al loro dovere morale di rappresentare, anche attraverso l’intitolazione delle vie cittadine, una memoria più complessa, articolata e fedele alla storia del nostro Paese. Una storia, quella degli anni Settanta segnata da una stagione drammatica, che non può essere ridotta al ricordo di una sola vittima, pena il dubbio che di questa o un altra si voglia far bandiera, ma che ha macchiato l’Italia di stragi e atti terroristici di estrema sinistra e anche di estrema destra tra cui quelli che colpirono banche, piazze e stazioni per mano neofascista. Qualora non prevalesse questa necessaria ragionevolezza, la questione sarà portata all’attenzione del Consiglio comunale e condivisa con la cittadinanza, affinché possa aprirsi un confronto pubblico ampio e consapevole. Casale Monferrato ha una storia e una tradizione che meritano rispetto, equilibrio e responsabilità. Gli stessi requisiti che si pretendono dall’amministrazione pubblica”.