Autore Redazione
sabato
13 Giugno 2026
14:00
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Cronaca - Tempo Libero - Provincia di Alessandria

Cassine, il tesoro nascosto di San Francesco tra affreschi medievali e arte gotica – Piemonte da Scoprire

“Piemonte da scoprire” è una rubrica a cura di Paolo Ponga
Cassine, il tesoro nascosto di San Francesco tra affreschi medievali e arte gotica – Piemonte da Scoprire

Nella parte alta di Cassine si trova la piazza del Municipio, di fronte al quale è ben visibile il complesso monastico di San Francesco, la cui vista potrebbe porre qualche perplessità a storici e cultori dell’arte. La motivazione risulta presto assai evidente: all’originaria costruzione sono seguiti diversi rifacimenti che hanno in parte snaturato l’originario convento. Al suo interno potremo però ritrovare un nucleo artistico di prima qualità.

Da notizie documentarie si è scoperto che i Francescani Minori Conventuali giunsero a Cassine intorno al 1232. Insediati inizialmente fuori dalle mura, usufruirono presto di diverse offerte per la costruzione del loro convento, una delle quali proveniente Roberto d’Angiò re di Napoli in memoria del fratello scomparso, e un lascito testamentario da parte di un certo Cesare Canefri che lasciò in eredità dei beni “in laborerio eiusdem ecclesiae”, per la sua costruzione.

La chiesa e il suo convento vennero edificati tra il 1291 e il 1327, costituendo poi il fulcro della vita del paese: la grande piazza era la sede del grande mercato annuale di Cassine, mentre all’interno si tenevano incontri spirituali e civili per decidere il futuro e la gestione del paese. Un secolo dopo iniziarono i rifacimenti, poi di nuovo negli anni 1430, 1548, 1614, 1713 con l’arrivo delle spoglie di Sant’Urbano martire da Roma, 1733, indi la soppressione napoleonica, il ritorno dei frati, la vendita al Comune e i primi restauri del 1925. Assai difficile dunque arrivare al nucleo originario.

La facciata è in cotto, con archetti pensili originari romanici e un portale gotico strombato; l’interno è basilicale a tre navate, a cui se ne aggiunse una quarta costituita dall’insieme delle cappelle comunicanti sul lato sud. Su alcune colonne è possibile trovare degli affreschi del XV secolo, fra cui la Madonna col Bambino, sant’Antonio abate e una Madonna del latte, immagine che dona sempre una grande tenerezza. La sensazione generale è gradevole, e invoglia a percorrere le navate e ad ammirare le cappelle, una diversa dall’altra.

Di sicuro la parte migliore da visitare è quella museale, creata da poco con l’aiuto di fondazioni, volontari e privati e costituita da tre ambienti differenti. Il primo è la Sacrestia, modificata nel 1713 con l’inserimento di due grandi armadi oggi restaurati e un altare sovrastato da un affresco della Vergine con il Bambino e i santi Matteo e Bonaventura. Durante il restauro sono giunti alla luce e sono oggi visibili due altri dipinti: uno del 1532 con la stessa iconografia dell’altare e un altro medievale che raffigura un cavaliere munito di scudo e vessillo con la Croce.

Nella sala di collegamento fra sacrestia e chiesa si trova la Quadreria, che contiene 14 tele della Via Crucis dipinte nel 1796 dal bolognese Pietro Fancelli e la pala della Vergine col Bambino fra San Francesco e San Biagio, dipinta alla fine del Cinquecento dall’alessandrino Giorgio Soleri.

Dalla parte opposta della Quadreria si giunge nell’antica Sala Capitolare, il vero gioiello del complesso. È il luogo in cui si riuniva il collegio dei frati, ossia il capitolo, ma allo stesso tempo dove venivano redatti i documenti più importanti del paese. Divisa in due ambienti durante una delle tante modifiche, è stata riportata allo stato originario recuperando e restaurando il ciclo di affreschi medievali originari. Il ciclo pittorico delle pareti fu eseguito ad affresco nel terzo decennio del Trecento, con un gusto particolare legato al gotico internazionale di derivazione lombarda, con un fregio geometrico a scandire le scene. Si tratta di una serie di episodi della Vita di Cristo attribuiti a un cosiddetto “Maestro di Cassine”, le cui opere sono state ritrovate anche in chiese della vicina Lombardia. I dipinti sono andati in parte perduti nei secoli, ma le parti sopravvissute sono davvero interessanti e gradevoli: una Vergine con Bambino in trono e i Santi Antonio abate, Caterina d’Alessandria e Giorgio fronteggiano le storie dei Magi e l’adorazione del Bambino in braccio alla Vergine, mentre San Francesco e San Giacomo sono raffigurati insieme con un gusto pittorico tipicamente medievale.

Il dipinto che domina su tutti è la Crocefissione, una scena affollata di personaggi abbigliati da uomini d’arme trecenteschi e variamente affaccendati, ma che risultano allo stesso tempo come spaventati, come se si stessero chiedendo se non abbiano appena commesso un madornale errore. Persino i tre cavalli sulla destra sembrano avere lo stesso pensiero, che viene espresso dagli occhi sgranati, assolutamente umani, mentre l’unico uomo sicuro di sé è quello a cavallo, forse Ponzio Pilato che indica l’uomo crocifisso, col suo destriero manifestante la medesima sicurezza. Purtroppo una parte del dipinto è andata perduta e la parte restante sposta tutta l’attenzione su queste figure, togliendola dal Cristo morente consolato dai piccoli santi che volano per portargli doni o anche solo un poco di acqua, mentre il soldato con una canna gli porge la spugna intrisa d’aceto. Sono immagini fresche, pulite, dipinte da una mano innocente tipicamente medievale, che contrastano così tanto con quelle successive, e che invogliano a ricercare i particolari in mezzo alla folla.

Nella sala sono presenti anche due crocifissi lignei del Cinquecento, oggetti a corredo delle spoglie di Sant’Urbano martire giunto da Roma nel 1713 e il triregno funebre di papa San Pio V, databile al 1588.

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