Autore Redazione
venerdì
16 Ottobre 2026
13:09
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Cronaca - Alessandria - Provincia di Alessandria

Il caso Garlasco e il valore del dubbio: il giudice Vitelli incontra gli studenti dell’Eco di Alessandria

Il caso Garlasco e il valore del dubbio: il giudice Vitelli incontra gli studenti dell’Eco di Alessandria

ALESSANDRIA – “Volevo combattere la mafia, ma quando sono diventato magistrato sono finito a Vercelli, dove ho combattuto le zanzare, non la mafia”. Stefano Vitelli ha usato una battuta per rompere il ghiaccio con gli studenti dell’Istituto Umberto Eco di Alessandria, incontrati questa mattina, venerdì 16 ottobre, nell’aula magna del Saluzzo. Il magistrato, che nel 2009 assolse in primo grado Alberto Stasi dall’accusa di aver ucciso Chiara Poggi, ha raccontato ai ragazzi la propria esperienza professionale ed è partito dagli anni del liceo scientifico, segnati dalle stragi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che avevano alimentato in lui il desiderio di intraprendere la carriera in magistratura.

L’incontro, attraverso uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi vent’anni, ha offerto l’occasione per riflettere sul significato della giustizia, sul peso delle prove e soprattutto sul valore del dubbio, anche quando una ricostruzione dei fatti sembra inizialmente convincente.

A spiegare le ragioni dell’iniziativa è stato il dirigente scolastico Roberto Grenna. “La scelta nasce naturalmente dalla tipologia di scuola che siamo. Il nostro è un istituto a indirizzo umanistico, che comprende diversi percorsi liceali, tra cui quello delle Scienze Umane, particolarmente vicino ai temi della società, della giustizia e delle relazioni tra le persone. Abbiamo quindi ritenuto importante proporre un incontro che aiutasse soprattutto i ragazzi a sviluppare il proprio senso critico, a riflettere e a interrogarsi su questioni complesse. Un’occasione di crescita e di confronto, in particolare per gli studenti più grandi, che tra poco dovranno affrontare il mondo dell’università o del lavoro”.

Il confronto è entrato nel cuore della vicenda di Garlasco attraverso un ricordo personale del magistrato. “Nel 2008 posai i primi faldoni dell’omicidio di Garlasco sul letto d’ospedale di mia moglie, che aveva appena partorito il nostro primo figlio. Oggi mio figlio compie 18 anni e siamo ancora qui a parlare di dubbio”.

Il magistrato non è entrato nel merito della nuova indagine ma in apertura dell’incontro con gli studenti si è chiesto perché, a così grande distanza di tempo, si continui a discutere del processo ad Alberto Stasi: “È un caso che riserva continue sorprese e che suscita, o dovrebbe suscitare, dubbi”.

Ed è proprio su questo punto che si è concentrata la sua riflessione. Vitelli ha ripercorso alcuni degli elementi che, nelle prime fasi dell’inchiesta, sembravano comporre un quadro accusatorio particolarmente solido nei confronti di Alberto Stasi, fidanzato della vittima, poi condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Una serie di elementi, considerati insieme, sembrava offrire una spiegazione coerente del delitto.

Ma proprio qui, ha spiegato Vitelli, emerge l’importanza del dubbio come metodo di lavoro del giudice. Una ricostruzione può apparire logica, persino convincente, senza per questo essere necessariamente dimostrata. E il compito della giustizia è sottoporre ogni elemento a una verifica rigorosa.

Gli approfondimenti tecnici successivi fecero emergere un quadro diverso. Quello che sembrava un alibi falso aveva acquistato agli occhi del giudice un significato completamente differente e da qui gli interrogativi sulla ricostruzione temporale dell’omicidio e sul movente.

Il ragionamento di Vitelli è arrivato così al principio della certezza morale della colpevolezza, strettamente legato alla necessità di dimostrare la responsabilità di un imputato “oltre ogni ragionevole dubbio”. Un principio che può apparire difficile da accettare quando si è davanti a un delitto particolarmente grave, ma che costituisce una delle garanzie fondamentali del sistema penale: “Meglio correre il rischio di lasciare libero un colpevole piuttosto che condannare un innocente” ha detto Vitelli ai ragazzi.

Questo non significa ignorare la gravità dei fatti o rinunciare alla ricerca della verità, ha precisato. Significa, al contrario, riconoscere che la responsabilità di una condanna richiede qualcosa di più di una ricostruzione plausibile. Richiede prove capaci di superare i dubbi ragionevoli, anche quando l’opinione pubblica sembra aver già raggiunto il proprio verdetto.

Per gli studenti dell’Eco, dunque, l’incontro con Vitelli non è stato soltanto il racconto di un processo famoso, ma una lezione sul senso critico e sulla necessità di distinguere i fatti dalle interpretazioni. Un insegnamento che va oltre le aule dei tribunali e riguarda anche il modo in cui ciascuno costruisce le proprie opinioni, soprattutto in un’epoca nella quale le notizie e i giudizi circolano con una rapidità che spesso lascia poco spazio all’approfondimento.

Questa sera Stefano Vitelli sarà ad Acqui Terme, dove alle 20.30, al Movicentro di via Alessandria 9, sarà ancora una volta accanto al giornalista Giuseppe Legato con cui ha scritto il libro “Il ragionevole dubbio di Garlasco. Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d’Italia”. L’appuntamento, inserito nella rassegna Notti Nere, sarà condotto da Piero Spotti.
Dopo il confronto con i giovani alessandrini, sarà quindi l’occasione per tornare a ragionare su una vicenda che continua a far discutere, ma soprattutto su una questione che va ben oltre Garlasco: quanto sia importante, quando si cerca la verità, conservare la capacità di dubitare.

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