28 Ottobre 2026
05:30
Pannelli e capannoni mangiano altro suolo. In Piemonte sparita area grande come 1000 campi da calcio
PIEMONTE – Il consumo di suolo accelera in Piemonte e raggiunge livelli record. Nel 2025 la regione ha perso altri 781 ettari netti di terreno naturale, soprattutto a causa dell’espansione degli impianti fotovoltaici a terra e dei poli logistici. È quanto emerge dal Rapporto sul consumo di suolo in Italia 2026, realizzato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), i cui risultati sono stati diffusi da Arpa Piemonte.
Il dato rappresenta il valore più elevato registrato nella serie storica del monitoraggio. Complessivamente, in Piemonte le superfici artificiali occupano ormai 172.025 ettari, pari al 6,78% del territorio regionale. Una percentuale ancora inferiore alla media italiana del 7,19%, ma che non nasconde la forte accelerazione registrata nell’ultimo anno.
Il Piemonte si colloca infatti al quinto posto nazionale per quantità di nuovo suolo consumato, dopo Sicilia, Lazio, Puglia e Lombardia. Con un incremento dello 0,46% rispetto alle superfici artificiali dell’anno precedente, è però la prima regione del Nord Italia per crescita percentuale, superando anche la media nazionale dello 0,44%.
Fotovoltaico e logistica trainano il consumo di suolo
Nel corso del 2025, gli impianti fotovoltaici a terra hanno occupato 189 ettari, circa il 24% del nuovo consumo regionale. Le trasformazioni si concentrano soprattutto nelle aree agricole della pianura alessandrina, dove sono stati interessati oltre 70 ettari, seguite dai territori del Cuneese, del Torinese e del Novarese.
A incidere è anche il settore logistico, responsabile di altri 115 ettari di nuove occupazioni. Un dato che colloca il Piemonte al primo posto in Italia per espansione delle superfici destinate a questa attività.
A livello provinciale, Cuneo guida la classifica con 244 ettari netti consumati, seguita da Alessandria con 178, Torino con 169 e Novara con 94. Nel Cuneese hanno inciso il completamento dell’ultimo tratto dell’autostrada Asti-Cuneo, i nuovi insediamenti logistici di Cherasco e Fossano e oltre 40 ettari destinati al fotovoltaico.
Nell’Alessandrino pesano invece i nuovi capannoni di Tortona, Castellazzo Bormida e Pozzolo Formigaro, oltre all’espansione degli impianti solari. Nel Torinese il fotovoltaico ha interessato circa 34 ettari, mentre nel Novarese si conferma la crescita delle attività logistiche, con nuovi insediamenti nel capoluogo, a San Pietro Mosezzo e a Romentino.
Tra i singoli comuni, il primato negativo spetta a Pozzolo Formigaro, con 54 ettari di nuovo suolo consumato, seguito da Cherasco con 45 e Tortona con 24. Particolarmente significativo anche il dato di Novara che, rapportando il consumo alla superficie provinciale, presenta una delle situazioni più critiche del Piemonte.
Il fenomeno non riguarda soltanto le grandi infrastrutture e gli insediamenti produttivi. Secondo Arpa, il consumo di suolo continua a interessare anche i piccoli centri, le aree collinari e le vallate montane, attraverso una molteplicità di interventi di dimensioni contenute che, sommati, producono effetti rilevanti sul territorio.
Accanto ai dati preoccupanti, il rapporto individua però anche importanti possibilità di recupero. In Piemonte sono disponibili oltre 147 chilometri quadrati di superfici potenzialmente recuperabili, ai quali si aggiungono 20 chilometri quadrati utilizzabili per la forestazione urbana e 76 chilometri quadrati di tetti adatti all’installazione di impianti fotovoltaici. Complessivamente, si tratta di 243 chilometri quadrati di opportunità per ridurre la pressione su nuovi terreni.
Un tema che assume particolare importanza anche alla luce della situazione nazionale. In tutta Italia, nel 2025, il consumo di suolo ha superato i 102 chilometri quadrati, con un ritmo superiore a tre metri quadrati al secondo. L’avanzata di cemento e asfalto contribuisce inoltre alla perdita di aree verdi e all’aumento delle temperature nelle città.
Per il direttore generale di Arpa Piemonte, Secondo Barbero, i dati confermano la necessità di cambiare approccio nella pianificazione territoriale, privilegiando il recupero delle aree già urbanizzate rispetto all’occupazione di nuovi terreni. “I dati evidenziano l’importanza di orientare la crescita verso il riuso, la rigenerazione e la riqualificazione del patrimonio esistente, limitando il più possibile l’occupazione di nuovo suolo per preservare il capitale naturale che costituisce una delle principali ricchezze del Piemonte”, sottolinea Barbero.
La sfida, dunque, è conciliare lo sviluppo economico, la transizione energetica e la tutela dell’ambiente, evitando che nuove infrastrutture e impianti continuino a sottrarre spazio a terreni agricoli e aree naturali.
(in copertina immagine di repertorio tratta dal sito Unsplash)