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SERRAVALLE SCRIVIA – Una bomba occupazionale. L’emergenza sanitaria causata dal coronavirus, oltre a una fase 2 estremamente prudente, rischia di far affondare il polo commerciale di Serravalle. In particolare l’Outlet. L’allarme è stato lanciato dalla Uil che da tempo sta seguendo con apprensione le sorti dei 2000 lavoratori presenti nel parco della moda che, ogni anno, attira migliaia di persone provenienti da tutto il mondo e che da marzo invece è chiuso per rispettare il lockdown varato dal Governo.

Si tratta di una situazione complessa con molti lavoratori che non ricevono stipendi da marzo e sono ancora in attesa che vengano evase le pratiche di cassa integrazione da parte dell’Inps che in queste settimane è stata tartassata di domande“, spiega Maura Settimo della Uiltucs Uil di Alessandria. Il sindacato si è trovato davanti a una profonda spaccatura tra i lavoratori del settore con “le aziende che hanno attivato la cassa integrazione in deroga. Non tutte però sono riuscite ad anticipare l’ammortizzatore sociale“. Ecco che ci sono diversi dipendenti, soprattutto quelli appartenenti a brand più piccoli, che non ricevono stipendi da marzo e in alcuni casi persino da febbraio.

Un discorso che riguarda tanto l’Outlet quanto la galleria del centro commerciale. Qui Scarpe&Scarpe e Conbipel hanno chiuso per via delle pregresse difficoltà economiche dei rispettivi gruppi, aggravate dall’emergenza sanitaria, presentando istanza di concordato preventivo con la speranza di poter riaprire al termine del lockdown. “Il coronavirus e le restrizioni che ne sono seguite per garantire giustamente la salute pubblica stanno creando una grave crisi ad un centro importante come quello dell’Outlet. C’è stato un danno economico elevato e non solo alle aziende della moda“, spiega ancora Settimo. Infatti si è registrato in questo periodo un crollo di tutto il corollario economico che ruotava attorno al centro commerciale, dal turismo mordi e fuggi degli stranieri alla fruizione più costante degli Alessandrini, Milanesi e Genovesi su tutti.

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Il quadro rimane di quelli drammatici con il sindacato, pronto a coinvolgere anche Cgil e Cisl in questa battaglia, che teme la deflagrazione di una bomba occupazionale e quindi sociale. “Stiamo raccogliendo spesso molte testimonianze di persone che ci chiamano anche solo per sfogarsi. Sono allo stremo sia economico che psicologico. La speranza è che gradualmente si possa aprire anche se non si sa bene ancora con che modalità e che con quale quantitativo di clientela”, conclude Settimo. La speranza della Uil è quella che non si “arrivi a licenziamenti e anche nella fase 2, che dovrebbe accompagnare le riaperture graduali, vengano mantenuti gli ammortizzatori sociali per garantire la sopravvivenza dei lavoratori e la loro permanenza“.