Autore Redazione
mercoledì
22 Luglio 2026
05:30
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Cronaca - Provincia di Alessandria

Diversificazione dei fornitori e nuovi accordi contro il caro energia. Così le imprese affrontano gli effetti delle guerre

Diversificazione dei fornitori e nuovi accordi contro il caro energia. Così le imprese affrontano gli effetti delle guerre

PROVINCIA DI ALESSANDRIA – Le tensioni internazionali e il conflitto in Medio Oriente continuano ad alimentare le preoccupazioni del tessuto produttivo alessandrino. Nell’ambito dell’ultima Indagine Congiunturale Trimestrale, Confindustria Alessandria ha dedicato un focus specifico alle conseguenze economiche della crisi geopolitica sulle imprese della provincia, mettendo a confronto i dati locali con quelli regionali.

Il quadro che emerge è quello di un sistema produttivo che guarda con crescente apprensione agli sviluppi del conflitto. Quasi sei imprese su dieci, infatti, ritengono che la guerra in Medio Oriente avrà un impatto significativo sulla propria attività. Nel dettaglio, il 43% delle aziende intervistate prevede conseguenze rilevanti e di lunga durata, mentre un ulteriore 16% si aspetta effetti importanti ma limitati nel tempo. Il 32% delle imprese, invece, considera l’impatto moderato, segnale che la percezione del rischio resta comunque diffusa anche tra chi non prevede conseguenze particolarmente gravi.

Tra le principali criticità indicate dalle aziende spicca il tema dell’energia. L’aumento dei costi energetici continua infatti a rappresentare uno dei fattori di maggiore preoccupazione per il sistema produttivo. Due imprese su tre ritengono che il rincaro dell’energia avrà ripercussioni significative sui margini operativi e, tra queste, circa un quarto giudica l’impatto addirittura molto rilevante, evidenziando come la volatilità dei prezzi possa incidere direttamente sulla redditività aziendale.

Per fronteggiare uno scenario così incerto, le imprese stanno già valutando o adottando diverse strategie correttive. La misura più diffusa è la diversificazione dei fornitori, scelta dal 36% delle aziende per ridurre la dipendenza da singole filiere e aumentare la resilienza della catena di approvvigionamento. Poco distante si colloca la rinegoziazione dei contratti con i clienti, indicata dal 35% delle imprese, mentre il 27% sta lavorando anche alla revisione degli accordi con i propri fornitori, nel tentativo di contenere i costi e preservare la competitività.

Nonostante le difficoltà, emerge anche una moderata nota di fiducia. La metà delle imprese intervistate si aspetta, o quantomeno auspica, un miglioramento dei principali fattori di rischio nell’arco dei prossimi tre-sei mesi, segnale che il mondo produttivo continua a confidare in una progressiva stabilizzazione dello scenario internazionale.

Il confronto con il resto del Piemonte evidenzia come le aziende della provincia di Alessandria percepiscano il rischio in misura maggiore rispetto alla media regionale. Se infatti il 43% delle imprese alessandrine prevede un impatto significativo e di lunga durata, in Piemonte questa quota si ferma al 38%, mentre le percentuali relative agli effetti importanti ma di breve periodo risultano sostanzialmente allineate.

L’indagine mette inoltre in luce differenze significative legate alle dimensioni aziendali. Sono soprattutto le imprese più piccole a temere conseguenze pesanti e prolungate del conflitto.
Allo stesso tempo, proprio queste realtà dispongono di margini di manovra più limitati nell’adottare strategie come la diversificazione dei fornitori. Per questo motivo, oltre alla rinegoziazione dei contratti con i clienti, valutano anche la riduzione delle scorte come possibile misura di contenimento dei rischi.

Le aziende di dimensioni maggiori, invece, manifestano una particolare preoccupazione per gli effetti dell’aumento dei costi energetici sui margini operativi, evidenziando come il peso dei consumi energetici rappresenti un elemento particolarmente sensibile per le realtà industriali più strutturate.

Dal punto di vista dei settori produttivi, infine, sono le imprese manifatturiere a risentire maggiormente delle conseguenze del conflitto rispetto alle aziende che operano nei servizi alle imprese. Un dato che conferma come le attività industriali, maggiormente esposte alle dinamiche delle filiere internazionali e ai costi delle materie prime e dell’energia, siano anche quelle più vulnerabili agli effetti delle tensioni geopolitiche.

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