Autore Redazione
mercoledì
14 Ottobre 2026
14:07
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Politica - Pavia

Movida, il centrosinistra si divide a Pavia. De Chiara: “Chiudere prima i locali non aumenta la sicurezza”. Lissia: “Va tutelato anche diritto al riposo”

Movida, il centrosinistra si divide a Pavia. De Chiara: “Chiudere prima i locali non aumenta la sicurezza”. Lissia: “Va tutelato anche diritto al riposo”

PAVIA – L’ordinanza sulla movida diventa un terreno di confronto politico all’interno del centrosinistra a Pavia. A contestare apertamente la linea del sindaco  Michele Lissia è il consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra Daniele De Chiara, che in Consiglio comunale ha criticato le limitazioni agli orari dei locali, giudicandole non soltanto controproducenti per la sicurezza, ma anche lontane dall’impostazione politica che dovrebbe caratterizzare un’amministrazione progressista.

“I giovani non spariscono per decreto sindacale, si spostano“, ha osservato De Chiara, mettendo in guardia dal rischio che la chiusura anticipata dei locali finisca per trasferire il problema in altre zone, meno attrezzate a gestire la presenza di numerose persone. Una misura che, secondo il consigliere, potrebbe scontentare non soltanto i giovani e gli studenti, ma anche i gestori delle attività, i lavoratori del settore e gli stessi residenti delle aree verso cui potrebbe spostarsi la frequentazione notturna.

La critica, però, va oltre le conseguenze pratiche dell’ordinanza. De Chiara contesta soprattutto l’impostazione politica di un provvedimento che considera eccessivamente restrittivo per un’amministrazione di centrosinistra. “È la direzione il problema”, ha insistito, accusando la giunta di adottare strumenti che associa a una concezione conservatrice della sicurezza. E ha ribaltato il ragionamento alla base delle limitazioni: “Spegnere le luci rende la città più insicura. Abbassare le saracinesche rende la città più insicura”. Per il consigliere, infatti, i locali aperti rappresentano anche un presidio informale delle strade, mentre una città che si svuota prima rischia di diventare meno vivibile.

Di segno diverso la posizione di Lissia, che ha rivendicato la necessità di trovare un equilibrio tra le esigenze di una città universitaria e quelle di chi abita nelle zone maggiormente interessate dalla vita notturna. Il sindaco ha ricordato che, accanto al diritto al divertimento e alla libertà di iniziativa economica, esiste anche quello alla salute, alla quiete e al riposo dei residenti. “Noi siamo chiamati, da amministratori, ad assumere delle decisioni che tutelino tutti i cittadini e le cittadine”, ha spiegato, respingendo l’idea di una scelta compiuta contro i giovani o contro gli esercenti.

Il primo cittadino ha precisato che l’ordinanza nasce da una lunga istruttoria, dal confronto con la Prefettura e con le istituzioni competenti in materia di sicurezza, oltre che da interlocuzioni con i gestori dei locali. Non si tratta, ha sottolineato, di imporre una chiusura generalizzata, ma di prevedere orari differenti a seconda dei giorni della settimana, lasciando maggiore spazio alle attività nelle serate di più intensa frequentazione studentesca. Il provvedimento, inoltre, ha una durata limitata e i suoi effetti dovranno essere valutati.

Lissia ha riconosciuto che i locali possono contribuire alla sicurezza delle strade, ma ha ribadito che questo aspetto deve convivere con le esigenze dei residenti. “Noi non facciamo gli sceriffi e io non intendo mai fare lo sceriffo della città”, ha assicurato, sostenendo che amministrare significhi affrontare anche problemi complessi e assumere decisioni non necessariamente condivise da tutti.

Le spiegazioni non hanno convinto De Chiara, che ha sollevato anche dubbi sulla legittimità giuridica dell’ordinanza, richiamando le norme sulle liberalizzazioni commerciali e alcune pronunce della giustizia amministrativa. Il consigliere ha inoltre contestato il rischio che le amministrazioni locali finiscano per farsi carico, attraverso restrizioni alla vita notturna, di problemi di sicurezza che competono principalmente allo Stato.

A riassumere la sua posizione è stata una battuta finale: “Il sindaco non è mio padre, non mi deve dire che a mezzanotte o all’una è tardi”. Un riferimento anche a chi esce dal lavoro a tarda sera o vuole festeggiare un esame universitario, per ribadire che gli orari della socialità non possono essere trattati soltanto come un problema di ordine pubblico.
Resta dunque aperta una questione che va oltre il singolo provvedimento: quale modello di vita notturna vuole costruire Pavia e come conciliarlo con la tranquillità dei residenti. Per Lissia la risposta passa attraverso regole differenziate e un compromesso tra interessi diversi. Per De Chiara, invece, la strada scelta rischia di impoverire ulteriormente una città universitaria che avrebbe bisogno di più luoghi di aggregazione, non di nuove limitazioni. A misurare la distanza tra le due posizioni saranno anche gli effetti concreti dell’ordinanza nei prossimi mesi.

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