Autore Redazione
mercoledì
26 Agosto 2026
16:33
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Cronaca - Alessandria

Sputi e schiaffi a un agente: al carcere di Alessandria ennesimo atto di violenza di un detenuto

Sputi e schiaffi a un agente: al carcere di Alessandria ennesimo atto di violenza di un detenuto

ALESSANDRIA – “Quattro aggressioni e tre giorni consecutivi di violenza rappresentano un campanello d’allarme che non può più essere ignorato”. Queste le parole di Antonio Napoli, Segretario Regionale Uil Fp Polizia Penitenziaria Piemonte, a proposito dell’ennesima aggressione registrata al carcere Cantiello e Gaeta di Alessandria ai danni degli agenti. Come ha riferito il sindacato, infatti, alle 10.30 di questo mercoledì mattina un detenuto della terza sezione del blocco B avrebbe tentato di raggiungere la prima sezione del blocco A ma è stato prontamente fermato da un agente. Nel corso dell’intervento, però, lo stesso detenuto ha spinto violentemente a terra il poliziotto, arrivando poi a sputargli due volte in faccia. Quando l’agente si è rialzato per raggiungerlo e impedirgli di accedere alla sezione, il detenuto lo ha nuovamente aggredito, colpendolo con diversi schiaffi nei pressi delle scale.

“Quello che sta accadendo non può essere considerato la semplice somma di episodi isolati” ha aggiunto il segretario Napoli “esprimiamo innanzitutto la nostra solidarietà al collega aggredito, che ancora una volta si è trovato a fronteggiare una situazione di pericolo nello svolgimento del proprio lavoro. Gli agenti sono chiamati quotidianamente a garantire ordine e sicurezza all’interno degli istituti, spesso in condizioni di forte carenza di personale e con carichi di lavoro sempre più pesanti. Non è accettabile che chi indossa una divisa e svolge il proprio dovere debba mettere in conto di essere aggredito, spintonato, colpito o addirittura raggiunto da sputi durante un normale intervento di servizio”. 

“La UIL FP Polizia Penitenziaria” ha concluso Napoli – continuerà a chiedere con forza maggiori organici, adeguati equipaggiamenti, formazione e strumenti operativi, oltre a un’organizzazione del lavoro che consenta agli agenti di operare in condizioni di sicurezza. La situazione è ormai evidente: non possiamo aspettare che accada qualcosa di ancora più grave prima di intervenire”. 

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