Autore Redazione
lunedì
13 Luglio 2026
05:30
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Cronaca - Alessandria - Alto Piemonte - Novara - Vercelli

Febbri estive e virus trasmessi da zanzare e zecche: al via lo studio targato UPO e Ospedale di Novara

Febbri estive e virus trasmessi da zanzare e zecche: al via lo studio targato UPO e Ospedale di Novara

PIEMONTE  – Migliorare la diagnosi delle febbri estive e monitorare la diffusione degli arbovirus, i virus trasmessi da zanzare, zecche e altri artropodi. È questo l’obiettivo dello studio FEBO (FEBbri Estive nel Piemonte Orientale), promosso dall’Università del Piemonte Orientale (UPO) e dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Maggiore della Carità” di Novara, che coinvolgerà gli ospedali di Novara, Alessandria e Vercelli.

L’iniziativa nasce in risposta a un fenomeno in costante crescita. Negli ultimi anni, infatti, anche in Italia sono aumentati i casi di infezioni causate da arbovirus come West Nile, Dengue e Chikungunya, mentre continuano a essere monitorati anche altri virus come Zika, il virus dell’encefalite da zecche (TBEV) e il Toscana virus. Si tratta di infezioni per le quali, nella maggior parte dei casi, non esistono ancora cure specifiche, anche se per alcuni virus sono già disponibili o sono in fase di sviluppo vaccini.

Il Piemonte orientale rappresenta un’area particolarmente significativa dal punto di vista epidemiologico. La presenza di vaste risaie, zone umide e corridoi migratori degli uccelli crea infatti condizioni favorevoli alla proliferazione degli insetti vettori e alla circolazione dei virus. Non a caso, nel 2025 oltre la metà dei casi piemontesi di infezione da West Nile virus è stata registrata nelle province di Alessandria e Novara.

Lo studio FEBO prenderà in esame i pazienti che durante i mesi estivi accederanno ai Pronto Soccorso o saranno ricoverati nei reparti di Malattie Infettive, Medicina Interna e Pediatria degli ospedali coinvolti presentando una febbre non riconducibile a un’infezione localizzata. A chi aderirà al progetto verranno raccolti dati clinici ed epidemiologici, oltre a campioni di sangue e urine che saranno analizzati per individuare l’eventuale presenza dei principali arbovirus.

Successivamente, i campioni saranno conservati nella Biobanca dell’Università del Piemonte Orientale e sottoposti a tecniche avanzate di sequenziamento genomico e metagenomica presso il Centro Ipazia-CAAD, con l’obiettivo di identificare i virus circolanti, seguirne l’evoluzione genetica e individuare tempestivamente l’eventuale comparsa di nuove varianti o persino di nuove specie virali.

«Molte arbovirosi si manifestano inizialmente con febbre e sintomi aspecifici e possono quindi essere facilmente sottodiagnosticate – spiega Andrea Calcagno, professore associato di Malattie Infettive dell’UPO e dirigente medico dell’AOU di Novara –. Con lo studio FEBO vogliamo capire quanto questi virus contribuiscano alle febbri estive nel nostro territorio, migliorando la capacità diagnostica e la conoscenza delle loro caratteristiche cliniche ed epidemiologiche».

Anche i responsabili del Centro Ipazia-CAAD, Marisa Gariglio e Paolo Ravanini, sottolineano come le tecnologie di sequenziamento permetteranno non solo di identificare i virus responsabili delle infezioni, ma anche di monitorarne l’evoluzione e intercettare precocemente eventuali nuovi agenti patogeni.

Il progetto punta così a rafforzare la sorveglianza sanitaria nel Piemonte orientale e a migliorare la capacità di risposta alle infezioni emergenti, in linea con le strategie di preparazione e prevenzione indicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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