Autore Redazione
mercoledì
2 Maggio 2018
01:14
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Cronaca - Alessandria

Bellesempre#8: “È entrata tanta luce in mezzo a quel buio”

"Ho sempre sentito la mano di qualcuno sulla spalla"
Bellesempre#8: “È entrata tanta luce in mezzo a quel buio”

RADIO GOLD – Una visita in chiesa e poi il dialogo con il “Cristo sofferente”. Continua il racconto di Milly Tasca, la giovane alessandrina colpita da un tumore al seno a inizio 2017. Quella malattia è ormai alle spalle dal punto di vista fisco, perché Milly è guarita, ma il ricordo è vivo e soprattutto la voglia di non dimenticare per aiutare il prossimo. In questa ottava puntata il racconto del confronto trovato nel dialogo con Dio:

Era un momento imprecisato del febbraio dell’anno scorso, il mio 2017 intendo, un giorno tra l’intervento e l’inizio delle chemio.
Sono entrata nella mia chiesa adottiva cercando Don Giovanni, un uomo in grado di infondermi pace anche solo rimanendo in silenzio con gli occhi rivolti al pavimento. Ne avevo bisogno come l’aria proprio per l’effetto positivo che ha sulla mia anima.
Lui è l’amico dei bambini, l’unico che gioisce quando portiamo i figli a messa anche se sono terremoti, è buono ed è in grado di non giudicare ma di lasciare liberi. Dopo aver consultato tutti i medici del mio elenco, ora legavo il mio bisogno di rassicurazione spirituale a lui.
Non l’avevo avvisato ma avevo meditato tanto su quella mossa, vado o non vado, lo disturberò o no, avrà voglia di ascoltarmi. Interrogativi che in realtà avevano già una risposta, ma la vera domanda era: “cosa avevo esattamente bisogno di dire?”.
Così un giorno mi sono decisa, ero sulla strada e mi sono fermata alla mia Chiesa di San Baudolino.
Conosco questo posto da relativamente poco, non sono mai stata un’assidua frequentatrice di luoghi di culto e non ho avuto una buona educazione religiosa, nemmeno dal parroco del paese in cui sono nata e cresciuta.
La fede è quel qualcosa che ti devi sentire dentro in maniera naturale, che non devi giustificare né spiegare, che comporta mille e uno dubbi ma senza l’effettiva necessità di avere risposte.

Da quando sono venuta ad abitare con Marco mi sono fatta adottare da questa parrocchia, senza essere molto partecipi ma andando a messa quando potevamo, proprio con il piacere e desiderio di farlo.

E ogni volta che ho messo piede dentro questo posto mi sono sentita meglio.
Non so spiegare nemmeno io esattamente, credo sia anche l’influsso di questo meraviglioso uomo che è il Don.
Le persone e l’amore che sprigionano possono fare davvero tanto.
Ad esempio non ho mai amato leggere finché il mio grado di maturità ha incrociato un professore di italiano e latino meraviglioso che senza imposizioni è riuscito a trasmettermi passioni che erano semplicemente dormienti.
Per la fede è stato uguale. C’era qualcosa sotterrato e un bravo Maestro è riuscito a bagnare questa terra arida facendone crescere un fiore.
Quel giorno sono entrata in chiesa, ero in un periodo di disperazione totale dopo quel treno che mi si era stampato dritto in faccia.
Non ho trovato il Don in sagrestia quindi ho deciso di non disturbarlo in casa.
Però mi sono fermata davanti a quella croce gigante con appeso un Cristo sofferente e mi ci sono seduta davanti. Ci siamo guardati dritti negli occhi in silenzio totale per qualche minuto e poi ho deciso di parlargli.
In quel momento ho capito che non ero venuta per parlare solo con Don Giovanni.
Ho parlato con Gesù, vuotando il sacco e dicendogli che non me la sentivo di correre in Chiesa a pregare ardentemente di salvarmi la vita, non potevo essere così ipocrita e opportunista dato che non sono mai stata davvero una buona cristiana. Sono piena di dubbi e sempre lo sarò.

Però ho chiesto scusa. “Se ti ho fatto qualcosa ti chiedo scusa, anzi so di avere sbagliato tante volte, imprecato, detto cose assurdamente brutte, fatto cose deplorevoli, ma tu hai la tua croce e io la mia e ho deciso che la porterò con dignità anch’io.

Queste sono state le mie parole. Non chiedo salvezza ma chiedo perdono.
E me ne sono andata.
Non mi sono buttata a capofitto nella fede cieca, ma ho aperto uno spiraglio nel mio cuore e non posso negarlo, è entrata tanta luce in mezzo a quel buio.
Ho sentito sempre la mano di qualcuno sulla mia spalla.
Non ho vergogna a dire che sono diventata una fan sfegatata di Santa Rita, la santa dei miracoli impossibili, e che mi rivolgo a lei spesso come se fosse una zia adorata.
Saranno suggestioni, mio padre ateo dice che è dovuto al momento di umana disperazione.
Io non lo so cos’è ma credo fortemente che qualcosa oltre noi ci sia, fosse la natura, il cosmo, l’Amore, o un Dio di qualunque forma genere e colore, qualcosa che spesso nemmeno la scienza è in grado di spiegare.
Mi sono trovata spesso di fronte a cose dolorosissime, ed è sempre nata spontanea la domanda: Perché Dio ha permesso questo o non ha fatto nulla per impedirlo? Dov’è Dio in questi momenti? Perché non ha protetto Elisa, Rossella, Antonella, o un’umanità intera?
A volte temo che non esista la giustizia divina ma poi penso che anche su quella terrena avrei molto da discutere.
Non lo so, non ho le risposte per questo e forse non le avrò mai.
Però lascio aperto questo spiraglio, che a me fa tanto bene.
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