6 Settembre 2026
18:49
Proposta di legge sul “Fine Vita”: firma anche il sindaco Abonante
ALESSANDRIA – Un messaggio importante perché “decidere della propria vita fino alle fine a è una scelta che riguarda la libertà di ognuna e ognuno“. Così il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, ha spiegato perché ha firmato per avere una legge che affronti e normi questa possibilità.
L’argomento sta diventando sempre più importante in Italia e recentemente il Veneto, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, è diventata la quarta regione italiana ad aver approvato una legge sul fine vita, e la prima amministrata dal centrodestra. L’associazione Coscioni sta lavorando per estendere il diritto di scelta attraverso una raccolta firme per il progetto di legge ‘Liberi subito’. L’obiettivo dichiarato è garantire procedure chiare e uniformi sul fine vita nel rispetto delle competenze territoriali.
La Società italiana di Epidemiologia psichiatrica e l’Associazione Luca Coscioni intanto hanno inviato agli assessorati alla Salute delle Regioni e Province autonome un protocollo tecnico che definisce, in modo operativo, come accertare la capacità di prendere decisioni libere e consapevoli nelle richieste di suicidio medicalmente assistito. “In assenza di una legge statale, a quasi 7 anni dalla sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019, le procedure sono affidate ai Servizi sanitari regionali: 4 Regioni si sono dotate di una legge sulle modalità organizzative, altre hanno adottato atti amministrativi, altre ancora procedono caso per caso. Ne deriva che la stessa richiesta può ricevere risposte diverse a seconda del territorio e del professionista incaricato – si spiega in una nota. Su un diritto fondamentale, in una procedura che non ammette correzioni successive, la disomogeneità delle garanzie non è accettabile”.
Da qui l’iniziativa. “L’accertamento della capacità decisionale è l’unico presupposto che richieda una valutazione clinica di natura psicopatologica ed è, al tempo stesso, quello privo di riferimenti metodologici condivisi – argomenta l’associazione Luca Coscioni – Il protocollo proposto dalla Siep colma questo vuoto: nessuna diagnosi psichiatrica costituisce di per sé motivo di esclusione; la valutazione è individualizzata e condotta con strumenti validati; sono previsti almeno due colloqui a distanza di giorni, di cui uno riservato in assenza di terzi; è obbligatorio il parere di un secondo psichiatra indipendente quando la componente psichiatrica è rilevante; ogni giudizio di non idoneità va motivato per iscritto”.
Il documento, si chiarisce nella nota, “non interviene sui requisiti di accesso, riservati al legislatore statale: definisce come si valuta, non chi ha diritto. Si colloca perciò nello spazio organizzativo e procedurale che la Corte costituzionale ha riconosciuto alle Regioni con la sentenza n. 204/2025″ ed è adottabile con atto amministrativo anche dove non esista una legge regionale. “Finché non ci sarà una legge nazionale – concludono Fabrizio Starace (Siep) e Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Coscioni – l’uniformità delle garanzie dipende dalle Regioni. Chiediamo di adottare procedure comuni, di formare i componenti delle Commissioni di valutazione e di rendere pubblici, in forma aggregata, gli esiti“.