Autore Redazione
mercoledì
22 Luglio 2026
05:24
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Cronaca - Piemonte

Sale operatorie sotto pressione, sindacato NurSind: “In Piemonte gli infermieri rischiano il burnout”

Sale operatorie sotto pressione, sindacato NurSind: “In Piemonte gli infermieri rischiano il burnout”

PIEMONTE – Turni prolungati, reperibilità frequenti, riposi insufficienti e un elevato rischio di burnout. È il quadro tracciato da un’indagine di NurSind Piemonte sulle condizioni di lavoro degli infermieri impiegati nei blocchi operatori della sanità pubblica regionale. Secondo il sindacato, sono circa 1.500 gli infermieri assegnati stabilmente alle sale operatorie, pari a circa il 7-8% del totale, con funzioni di strumentisti, infermieri di sala e infermieri di anestesia. Questo personale garantisce l’attività di circa 150 sale operatorie pubbliche, dove ogni anno vengono eseguiti tra 240 mila e 260 mila interventi, il 15-20% dei quali in urgenza.

Il sondaggio ha coinvolto 150 professionisti, circa il 10% degli infermieri dell’area, distribuiti sul territorio piemontese. Oltre la metà lavora nei principali ospedali dell’area metropolitana di Torino. Il campione è composto soprattutto da personale con una lunga esperienza: il 39,8% opera nei blocchi operatori da oltre dieci anni, mentre il 45,1% ha un’anzianità compresa tra due e dieci anni. Secondo il 58% degli intervistati, le sedute operatorie programmate superano l’orario stabilito e richiedono straordinari non previsti praticamente ogni giorno. Per il 28,6% questo accade una o due volte alla settimana.

Il 76,8% degli infermieri svolge tra cinque e sette turni mensili di reperibilità, con punte fino a 15 alle Molinette, mentre il 20,5% ne copre da uno a quattro. Una volta in pronta disponibilità, il 63,7% viene chiamato in servizio quasi sempre o costantemente, con attivazioni che rappresentano oltre il 70% delle reperibilità totali. Il 76,1% giudica pessimo o inesistente il recupero psicofisico dopo una chiamata, assegnando un voto pari a uno o due su una scala di cinque. Il 69% dichiara inoltre livelli elevati o massimi di stress e ansia legati al rischio di commettere errori clinici.

Sul fronte degli organici, il 25,2% afferma che la sala operatoria è costantemente sotto organico. Il 59,5% segnala invece che il personale entra subito in difficoltà quando si presentano le prime urgenze. L’indagine evidenzia criticità anche nell’inserimento e nella formazione dei neoassunti. Il 42% considera inadeguato il percorso di affiancamento, mentre il 41,1% lo giudica parziale e troppo breve. Per il 43,8%, la formazione è affidata completamente all’autoformazione o alla collaborazione spontanea tra colleghi. Solo l’8% dichiara di poter contare su una formazione aziendale specifica e periodica.

Il 63,7% degli intervistati considera inoltre poco integrate o disorganizzate le relazioni professionali e organizzative con la componente medica. L’81,1% segnala difficoltà nel conciliare i ritmi delle sedute chirurgiche con i tempi di recupero del personale. Tra le altre criticità emergono la mancata puntualità nell’inizio delle sedute, segnalata dal 40,5%, la carenza di coordinamento nella programmazione, indicata dal 41,4%, e la conflittualità tra la gestione delle urgenze e il rispetto dell’attività chirurgica programmata, evidenziata dal 54%.

Secondo Francesco Coppolella, segretario regionale di NurSind Piemonte, i risultati mostrano che il sistema delle sale operatorie si regge sul sacrificio del personale. Il sindacato chiede di ridurre straordinari obbligatori e reperibilità eccessive e avverte che le sale chirurgiche rischiano di fermarsi non per mancanza di medici o tecnologie, ma per l’assenza di infermieri disposti a lavorare in queste condizioni. NurSind sollecita infine una diversa organizzazione del lavoro, con una programmazione capace di rispettare i tempi di recupero, i diritti e la dignità professionale di tutte le figure impegnate nei blocchi operatori.

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