23 Giugno 2026
05:44
In Piemonte un’aggressione fisica ogni tre giorni contro un professionista sanitario: l’indagine del Nursing Up
PIEMONTE – Una aggressione fisica ogni tre giorni. Questo il dato più significativo riguardo la condizione dei professionisti della sanità piemontese, contenuto nell’indagine nazionale curata dal sindacato Nursing Up, realizzata per ricostruire la mappa reale della violenza nelle strutture sanitarie italiane, individuando le aree più esposte, i reparti maggiormente a rischio, le nuove caratteristiche degli aggressori e le principali criticità sul fronte della sicurezza. L’analisi nasce dall’incrocio di dati pubblici regionali, rilevazioni degli Ordini professionali, monitoraggi effettuati dai referenti Nursing Up nelle aziende sanitarie, informazioni provenienti dagli Osservatori regionali sulla sicurezza degli operatori sanitari e segnalazioni raccolte direttamente sul territorio.
“A questo dato, però, vanno aggiunte le aggressioni verbali che, spesso, non vengono però denunciate“ ha rimarcato su Radio Gold Claudio Delli Carri, segretario regionale del Nursing Up Piemonte “i dati emersi sono solo la punta dell’iceberg. Mi riferisco, ad esempio, a quelle intemperanze che non sfociano in aggressioni fisiche ma che causano porte danneggiate da pugni o calci. Rinnoviamo quindi il nostro appello ai colleghi di denunciare anche questo tipo di situazioni”. Secondo Delli Carri, inoltre, la progressiva entrata in funzione delle nuove Case di Comunità, se opportunamente fornite di un numero adeguato di persone, potrebbe contribuire a smaltire una parte di pazienti che oggi affolla i Pronto Soccorso: i cosiddetti codici bianchi e verdi. Lo stesso sindacato Nursing Up ha quindi invocato la costituzione di un tavolo permanente con la Regione per il monitoraggio delle aggressioni.
Proprio la Regione, a inizio maggio, attraverso l’assessore Federico Riboldi aveva invocato un aumento di controlli nei Pronto Soccorso da parte delle forze dell’ordine, da sommare alle iniziative già adottate: dall’introduzione dei braccialetti ai pulsanti di chiamata.
Secondo l’indagine del Nursing Up, inoltre, a livello italiano sono altre cinque le regioni con le condizioni più critiche: Lombardia (quasi 9 mila segnalazioni annue), Veneto (oltre 3 mila episodi registrati), Emilia-Romagna (2.715 aggressioni, oltre 7 al giorno, con infermieri coinvolti in quasi il 60% dei casi), Toscana (oltre 2 mila episodi documentati) e Campania (crescita del fenomeno pari al 22%, superiore alla media nazionale). “La novità non è solo che nel complesso le aggressioni aumentano (+4% nel 2025). Oggi troviamo numeri da emergenza anche nelle regioni considerate tra le più organizzate del Paese. Questo significa che il problema riguarda l’intero sistema sanitario nazionale” ha sottolineato Antonio De Palma, Presidente Nazionale Nursing Up.
Sempre a livello nazionale l’indagine ha evidenziato una crescente concentrazione degli episodi nei reparti di emergenza-urgenza, nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura e nelle strutture di salute mentale. Si tratta delle aree in cui si concentrano pazienti fragili, situazioni ad alta complessità assistenziale, tensioni organizzative e carenze croniche di personale. “I reparti più esposti sono quelli dove convivono carenza di personale, pazienti fragili, elevata pressione assistenziale e crescente difficoltà organizzativa. È qui che la tensione rischia di trasformarsi in violenza” ha sottolineato De Palma.
Per la metodologia generale, l’indagine ha utilizzato un insieme articolato di fonti istituzionali, professionali e documentali, comprendente le rilevazioni degli Ordini professionali territoriali, in particolare degli Ordini delle Professioni Infermieristiche dove disponibili, i dati e i report elaborati dagli Osservatori regionali sulla sicurezza degli operatori sanitari, la documentazione pubblica messa a disposizione dalle Regioni, dalle Aziende sanitarie e dalle Aziende ospedaliere, nonché gli studi, i dossier e gli approfondimenti giornalistici fondati su dati ufficiali regionali e aziendali relativi alle aggressioni ai professionisti sanitari. A queste fonti si aggiunge la documentazione istituzionale disponibile a livello regionale e nazionale, utilizzata per confrontare, validare e contestualizzare i dati raccolti, con l’obiettivo di fornire una rappresentazione il più possibile aderente alla reale diffusione del fenomeno e alla sua evoluzione sul territorio.