RADIO GOLD – Una nuova tappa del racconto di Milly Tasca, “#Bellesempre“. In questa puntata descrive la malattia, il dolore e i suoi pericoli ma anche l’importanza di chi sta accanto, una guida nel buio di un percorso lungo e faticoso.

È scontato, il cancro non è una roba figa. Anzi, è esattamente una merda. Il cancro è un evento che scatena in noi mille reazioni, molti stati d’animo sono comuni, ma l’elaborazione e la metabolizzazione del percorso è del tutto personale. Credo che gli insicuri di prima trovino poi tanta forza per riemergere, e che chi invece prima era sicuro di sé venga un po’ affossato dal sentirsi vulnerabile. Io posso parlare per me, e non ho la presunzione di dire che sia la verità assoluta. So qual è la verità per me. Io mi chiamo Massimiliana Tasca, detta Milly, e fino a qualche tempo fa questo nome molto strambo e maschile, con un soprannome altrettanto buffo, era per me motivo di forte imbarazzo. È sempre stato oggetto di fraintendimenti e storpiature: “Pronto c’è il signor Tasca?”. Uniamolo al fatto che non ho mai avuto una grande autostima, e per far fronte a questa carenza ho sempre reagito nella maniera opposta, cercando di mostrarmi brillante. Non mi sono mai piaciuta fisicamente, e ho sempre desiderato essere ciò che non avrei potuto diventare mai. Il cancro mi ha fatta sentire figa? No. Mi ha spogliata nel corpo e nell’anima, riducendomi ai minimi termini dentro e fuori. Però io, partendo da un tumore, ho imparato a sentirmi “figa” e apprezzarmi. Il cancro mi ha dato quella forza per reagire, mi ha fatto mettere quel turbo che a me solo uno schiaffone così poteva stimolare. È stato il punto di partenza per un percorso interiore estremamente prolifico. Io oggi ho i piedi piantati nel cemento come due pilastri, so che mi posso piegare ma non spezzare. Mi sento un albero con radici forti. Io oggi so chi sono e dove voglio andare. Io oggi dico il mio nome cognome e soprannome senza vergogna, vado in giro fiera anche pelata e senza trucco ma armata di un enorme sorriso e occhi scintillanti, io oggi se sento la mia voce registrata mi piace pure. Nessuno mi potrà più far sentire schernita, ho semplicemente superato le mie insicurezze. Io oggi mi piaccio, anzi mi amo pure!
Perché quelli che consideravo difetti li ho ribattezzati particolarità, riscoperti quali segni distintivi della mia persona, le cicatrici mi fanno la donna che sono oggi. La stabilità me l’ha regalata innanzitutto avere accanto un uomo speciale, che non mi ha mai fatto temere né riemergere le mie insicurezze, ma tutto quel che ho ricostruito mattone su mattone durante l’anno zero l’ho fatto io con le mie mani nude, e proprio per questo posso dire di essere fiera. Non si può negare, il sentiero della malattia è un bosco buio, tetro e colmo di imprevisti, c’è sempre il lupo in agguato da cui devi fuggire, e sei solo nell’affrontarlo e nell’elaborare la mappa, ma puoi sentire le voci di chi ti ama, di chi ti aiuta, dei medici, le senti suggerirti la rotta, però sei solo tu con le tue forze a dover cercare sempre il sole per capire dove stia il nord, e per uscire dalla selva. E quando ne esci provi una grande gioia, gratitudine e un’immensa soddisfazione, che non puoi non complimentarti con te stesso e dirti “sono stato bravo”. Ho combattuto, sono caduta e mi sono rialzata. E alla fine ho vinto. Non è figo questo? #fighepazzesche #ionontemolesfide #breastcancerfighter