7 Luglio 2026
05:30
Piemonte, la siccità torna a preoccupare: fiumi in sofferenza e riserve idriche sotto la media
PIEMONTE – Il Piemonte torna a fare i conti con una situazione idrica sempre più delicata. Il bilancio di Arpa Piemonte relativo alla fine di giugno 2026 fotografa una regione caratterizzata da una diffusa carenza d’acqua, con le maggiori criticità che riguardano i corsi d’acqua e le risorse idriche superficiali. Pur non essendo ancora ai livelli della grave crisi del 2022, gli esperti parlano di una fase di stress idrologico che richiede un attento monitoraggio nelle prossime settimane.
A incidere sul peggioramento del quadro sono soprattutto tre fattori: le scarse precipitazioni registrate negli ultimi mesi, le temperature eccezionalmente elevate e la quasi totale assenza di neve residua sulle montagne, una riserva fondamentale per alimentare i fiumi durante la stagione estiva. L’indice sintetico di siccità evidenzia condizioni di siccità moderata nel nord-est del Piemonte e nel bacino della Dora Baltea, mentre il sud-ovest della regione è già classificato in condizioni di siccità severa, valori che non si registravano dal febbraio 2022.
Nel solo mese di giugno le precipitazioni sul bacino del Po, fino alla confluenza con il Ticino, si sono fermate a circa 62 millimetri, il 36% in meno rispetto alla media climatica del periodo 1991-2020. Il deficit si somma a quelli già registrati ad aprile (-56%) e maggio (-44%), aggravando ulteriormente una situazione che vede il bilancio dell’anno idrologico ancora negativo, con un deficit complessivo del 24%.
A rendere ancora più critica la situazione è stato il caldo eccezionale. Giugno 2026 ha fatto registrare un’anomalia termica media di +3,5 gradi rispetto ai valori climatici, collocandosi tra i mesi di giugno più caldi mai osservati in Piemonte, con temperature vicine ai record del 2003. Le alte temperature, unite all’ondata di calore di fine maggio, hanno aumentato sensibilmente l’evapotraspirazione, favorendo l’essiccamento dei terreni e riducendo ulteriormente la disponibilità d’acqua.
Le risorse idriche superficiali disponibili, considerando neve, invasi e Lago Maggiore, ammontano a circa 681 milioni di metri cubi, il 31% in meno rispetto alla media. I deficit più marcati si registrano nel Piemonte settentrionale (-42%) e occidentale (-38%), mentre la risorsa nivale risulta ormai quasi esaurita in diversi bacini meridionali e occidentali.
Particolarmente allarmante è la situazione dei corsi d’acqua. Ad eccezione della Dora Baltea, gran parte dei principali fiumi piemontesi presenta portate inferiori di oltre il 40% rispetto ai valori storici. Il dato più significativo riguarda il Po a Isola Sant’Antonio, in provincia di Alessandria, dove la portata media di giugno è stata di appena 138 metri cubi al secondo, con un deficit del 76% rispetto alla media storica del mese. Anche Tanaro, Sesia, Toce e numerosi affluenti occidentali mostrano valori ampiamente inferiori alla norma.
Anche le acque sotterranee mostrano segnali di sofferenza. In molte aree della regione i livelli delle falde risultano inferiori ai valori abituali, sebbene in alcune stazioni si osservino timidi segnali di recupero. Arpa Piemonte invita comunque alla prudenza nell’interpretazione dei dati, poiché il numero delle stazioni di monitoraggio attualmente disponibili è limitato.
Il confronto con il 2022 evidenzia differenze importanti. Quattro anni fa la siccità era il risultato di un deficit di precipitazioni accumulato per molti mesi e interessava anche gli indicatori a lungo termine. Nel 2026, invece, la criticità è legata soprattutto alla combinazione tra la scarsità di piogge degli ultimi mesi, le temperature elevate e la drastica riduzione della neve residua. Tuttavia, le portate dei fiumi risultano già su livelli paragonabili a quelli osservati durante la grande crisi idrica del 2022.
Secondo Arpa Piemonte, la situazione non è ancora assimilabile alla crisi di quattro anni fa, ma rappresenta un importante campanello d’allarme. Le previsioni di un’estate ancora calda e secca rendono necessario mantenere alta l’attenzione, soprattutto nei bacini già classificati in siccità severa e nelle aree dove le riserve di neve sono ormai completamente esaurite.