Autore Redazione
lunedì
26 Ottobre 2026
18:33
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Politica - Alessandria

Detenuti al 41 bis al carcere S. Michele e stato del Don Soria: botta e risposta tra maggioranza e opposizione

Detenuti al 41 bis al carcere S. Michele e stato del Don Soria: botta e risposta tra maggioranza e opposizione

ALESSANDRIA – Il trasferimento di decine di detenuti al 41 bis al carcere di San Michele, completato tra sabato e domenica scorsi, ha infiammato il dibattito politico locale. Sul fronte della minoranza il consigliere regionale e comunale di Forza Italia Davide Buzzi Langhi ha replicato al sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante. Sabato il primo cittadino aveva parlato di una “operazione insensata, una decisione presa dal Governo senza preparare la comunità locale” e aveva attaccato gli esponenti locali dei partiti di Governo: “Siamo rimasti soli, nel silenzio o nelle minimizzazioni delle destre”. 

“I detenuti sottoposti al regime del 41-bis saranno vigilati e controllati con misure di massima sicurezza, con l’impiego di corpi specializzati e con investimenti notevoli nella struttura, è un regime durissimo nato per contrastare le mafie” ha invece sottolineato Buzzi Langhi “la mia preoccupazione maggiore riguarda invece la situazione del carcere Cantiello e Gaeta, in piazza Don Soria, dove il problema della recidiva e dei continui ingressi e uscite di detenuti desta forte preoccupazione. La presenza di una quota elevata di detenuti stranieri (sono circa l’80%) che spesso compiono reati predatori, furti, scippi, rapine, violenze, impone una riflessione seria sulle politiche di sicurezza e sul reinserimento. Credo sia necessario partire da una linea chiara: rimpatriare gli stranieri irregolari, cominciando da quelli presenti nelle carceri e, nei casi previsti dalla legge, valutare l’allontanamento dal territorio nazionale degli stranieri che commettono reati. La sicurezza dei cittadini deve essere una priorità concreta, non soltanto uno slogan. Il rischio della recidiva per tanti stranieri è molto alto, i reati predatori rischiano di avere un impatto forte sugli abitanti della nostra provincia. Un sindaco che vuole tutelare i propri cittadini dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla situazione delle carceri che veramente possono creare un problema agli alessandrini”. 

A difendere la posizione di Giorgio Abonante, invece, è intervenuto Rapisardo Antinucci, segretario del Pd alessandrino e consigliere comunale: “Una scelta autoritaria del Governo senza alcun confronto con la città e con il silenzio assenso delle forze politiche locali e nazionali del centrodestra. Annullati oltre 40 anni di lavoro caratterizzati da un rapporto con il mondo penitenziario con progetti educativi, formativi e professionali portati avanti da tante associazioni. Rifiutata la proposta del sindaco Abonante di un incontro con il ministro Nordio per gestire e preparare la città, rifiutata ogni proposta per una riqualificazione del Don Soria, l’altro carcere cittadino. Il sindaco, e con lui la città, è stato lasciato solo da tutte le altre istituzioni locali, Provincia e Regione”.

“La trasformazione della Casa di reclusione San Michele in hub nazionale per il regime di detenzione 41-bis, è realtà e” ha rimarcato l’assessora alle Politiche Sociali Roberta Cazzulo “ha già comportato la sospensione di molte attività trattamentali e laboratoriali di grande valore per i detenuti. Non possiamo permetterci di perdere questo patrimonio, questo bagaglio laboratoriale ed educativo. Difenderlo significa prendersi cura della sicurezza, dell’umanità e della cultura del nostro vivere civile”. Anche Cazzulo ha parlato, a proposito della Casa Circondariale Cantiello e Gaeta di “strutture inadeguate” e di “personale insufficiente“. “Nel corso dell’estate si sono verificati quattro giorni di disordini, segnale di condizioni di sicurezza carenti. Questa trasformazione modifica il volto del sistema penitenziario cittadino. E’ necessario un confronto vero con l’amministrazione penitenziaria per evitare che a pagare il prezzo di strutture inadeguate e organici insufficienti siano detenuti e agenti. E’ necessario riempire di senso il tempo della detenzione offrendo attività tratta mentali: culturali, lavorative, sportive, ricreative. Un carcere utile è composto di molte fedi: credere nell’uomo, non terminale di condizioni irreversibili, non delinquente in eterno, ma uomo, prima di tutto, che, pur avendo alle spalle il delitto, può giocare liberamente le linee del suo futuro, se gli se ne dà l’occasione. Carcere equivale a società. Dunque, come può la politica, la società non sentirsi chiamata in causa? Come può non essere consapevole che il suo interesse è quello di occuparsi di quello che avviene o che non avviene all’interno del carcere. Il vero nodo da sciogliere è culturale: agli occhi della maggioranza dei cittadini il detenuto è raccontato e identificato con l’errore che ha commesso, senza via di scampo. E’ necessario credere nella emancipazione possibile dell’uomo, credere che questo è un impegno della politica e società educativa. E’ una sfida da affrontare insieme Istituzioni, società civile, comunità ecclesiale, mondo del volontariato. Serve una chiamata alla responsabilità che coinvolga tutti, come ho ribadito nel mio intervento durante il consiglio regionale aperto il 13 ottobre scorso”.

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